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Cancro:
Un evento incompreso

Effetti collaterali della chirurgia

Tratto da Cancer.net
Traduzione ed adattamento di Giorgio Beltrammi

La chirurgia, come molti trattamenti per il cancro, può causare diversi effetti collaterali che dipendono dal tipo di intervento chirurgico effettuato e quali parti del corpo sono stati interessati.
A seconda dell'atto chirurgico effettuato, si devono considerare anche altri aspetti, come le modifiche alla dieta, la capacità di essere fisicamente attivi, l'immagine del proprio corpo e la salute sessuale e riproduttiva.

La chirurgia del cancro, come tutti i trattamenti contro il cancro, ha i suoi vantaggi, i rischi e gli effetti collaterali. I tipi e l'intensità degli effetti collaterali variano da persona a persona in base al tipo ed alla posizione del tumore, il tipo di intervento chirurgico e la salute generale della persona.
Con i recenti progressi nelle tecniche chirurgiche, come la chirurgia mini-invasiva, gli effetti collaterali della chirurgia sono spesso più miti di quanto lo fossero in passato e le persone possono recuperare più velocemente. Inoltre i medici hanno fatto grandi passi avanti negli ultimi anni nel ridurre il dolore e altri effetti collaterali fisici derivanti da tutti i tipi di intervento chirurgico. Alleviare gli effetti collaterali, chiamato anche gestione dei sintomi, cure palliative, o terapia di supporto, è una parte importante della cura del cancro.

Effetti indesiderati comuni nella chirurgia del cancro

Gli effetti collaterali della chirurgia del cancro possono comprendere i seguenti: Altri effetti a lungo termine possono essere:

9. Alcune cose che dovete sapere sulla chirurgia

Alcuni interventi chirurgici coinvolgono strutture che pur non avendo segni di malattia, vengono ugualmente sacrificati (resezioni intestinali, epatectomie, tiroidectomie, interventi ginecologici) per il timore della loro disseminazione che rappresenta una possibilità, non una certezza.
I rischi sono in gran parte rappresentati dalle complicanze chirurgiche, divise in intraoperatorie, postoperatorie precoci e postoperatorie tardive. Sono complicanze legate strettamente all'intervento chirurgico e non alle condizioni del paziente.
Le prime sono il sanguinamento incoercibile e l'arresto cardiaco.
Le seconde sono rappresentate principalmente dall'emorragia del sito chirurgico. Particolarmente grave e pericoloso è il sanguinamento da tiroidectomia completa che può causare soffocamento. Anche la recisione di nervi può causare gravi problemi, come la sezione del nervo ricorrente in corso di tiroidectomia.
Le complicanze tardive sono rappresentate da emorragie tardive del sito chirurgico, la deiscenza anastomotica (ovvero la rottura del collegamento tra due strutture effettuato dopo l'asportazione di una struttura, come ad esempio l'intestino), l'infezione del sito chirurgico ed altre

Nell'accingersi a subire un intervento chirurgico, la persona può seguire queste indicazioni:
  1. Conoscere tutto ciò che riguarda l'intervento chirurgico programmato. Leggere attentamente la documentazione fornita in sede di prericovero e se non viene consegnata, pretenderla.
  2. Chiedere al medico perché suggerisce l'intervento chirurgico. Se fosse nelle stesse condizioni, vorrebbe essere sottoposto allo stesso intervento? Quante volte ha eseguito questo intervento chirurgico? Cosa si aspetta da questo intervento? Ci sono altre opzioni che potrebbero produrre gli stessi risultati?
  3. Qual'è il tasso di successo? Il chirurgo si aspetta che il tumore scompaia completamente, o semplicemente spera di poterlo asportare completamente? Pensa che il tumore possa recidivare nuovamente dopo l'intervento? Se è così, dopo quanto tempo?
  4. Quali sono i rischi dell'intervento? Quali sono gli effetti collaterali peggiori segnalati durante e dopo l'intervento?
  5. Chiedere al chirurgo quale sarà il percorso post-operatorio.
  6. Informarsi se l'intervento andrà a stravolgere la propria vita in modo sostanziale.
  7. Preparare il corpo all'attacco chirurgico: assumere Astragalo, curcuma (curcumina) ed echinacea per rafforzare il sistema immunitario.
  8. Si suggerisce di consultare un medico olistico o un erborista nutrizionista per avere un programma consistente prima di subire l'intervento. L'urgenza di rimuovere un tumore è relativa e c'è il tempo per rinforzare il proprio organismo.
  9. Chiedere ad un osteopata craniale o ad un agopuntore di riequilibrare il flusso di energia in tutto il corpo. Praticare, se possibile, anche lo yoga.
  10. Sforzatevi di passeggiare e fare esercizio fisico, anche se probabilmente non lo si vuole. Yoga e Tai Chi non sono faticosi, ma danno benefici enormi, anche quando è la prima volta che li si mette in pratica. Come minimo fare 20 minuti di esercizi di respirazione profonda ogni giorno. Uscire all'aria aperta.
  11. Prima di essere operati, assicuratevi che il chirurgo abbia riposato a sufficienza. L'attuale aziendalizzazione della sanità italiana ha ridotto i medici in schiavitù e non è raro che i chirurghi siano costretti a turni massacranti che ne possono alterare lucidità e affidabilità. È rischioso farsi operare nel pomeriggio o nelle ore serali e notturne, il chirurgo potrebbe essere in ospedale da oltre 12 ore.
  12. Astragalo, Echinacea ed Essiac possono essere assunti dopo l'intervento per stimolare il sistema immunitario.
  13. È necessario stimolare corpo e mente. Praticare un leggero massaggio, la riflessologia. Tutti contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario e aumentare la sopravvivenza a lungo termine.
  14. La spossatezza giunge con ogni intervento chirurgico! Si deve riposare a sufficienza.

Perchè scegliere il bene?

Tratto da "Strumentista di Sala Operatoria" dello stesso autore

Ci sono situazioni e condizioni nelle quali la domanda di cui sopra si presenta spesso.
Ci sono persone che prima dell'intervento stavano molto male e dopo di esso stanno bene o molto meglio. L'intervento chirurgico è stato risolutivo.
Ci sono persone che prima dell'intervento avevano disturbi saltuari, benché fastidiosi. Campanelli d'allarme e di irritazione. Dopo l'intervento stanno più o meno come prima e la scomparsa di un fastidio dura poco, prima che compaia un altro tedio organico. In sostanza non è cambiato quasi nulla, ma la scienza dice che è stato fatto tutto il possibile.
Ci sono persone che stavano bene prima dell'intervento. La loro vita scorreva bene, con i soliti acciacchi di una vita lunga. Nonostante l'età, la vita aveva un senso e la salute continuava sostanzialmente a supportarle. Per scrupolo o per caso, sollecitate da famigliari o medici curanti zelanti, si sottopongono a qualche esamino clinico e scoprono di avere un "qualcosa" che deve assolutamente essere corretto.
"Ma io sto bene!" è la loro risposta.
Per un diabolico e interessato meccanismo, la persona viene tartassata affinché dia il consenso ad essere "trattata" per il suo "bene".
Prima dell'intervento chirurgico stavano bene, dopo di esso stanno decisamente male!
L'intervento chirurgico è la causa dei loro dolori e della loro vita invalidata, infelice, perduta.

Il "bene" si trasforma in male quando non ha senso, quando rompe un equilibrio e quando dell'individuo non si vede la globalità che si chiama "persona", ma solo una specifica struttura o funzione.
Nella mia carriera ho visto tanta gente che stava male. L'intervento li ha riconsegnati ad una vita buona, senza dolore e li ha letteralmente strappati alla morte.
Ho visto tantissime persone operate per fastidi di vario genere, tornate poi ad una vita sostanzialmente immutata ed ho visto, purtroppo, molti interventi che hanno creato la malattia, il dolore, l'invalidità, l'infelicità.
Io mi chiedo quale possa essere il senso di mettere le mani addosso a qualcuno che stava bene, ma che per caso ha scoperto di avere qualcosa che la scienza medica vuole assolutamente estirpare. Perché violare un corpo che funziona ancora bene, per togliere qualcosa di cui non s'è capito ancora nulla?
Prendiamo la calcolosi della colecisti.
In italia vengono asportate decine di migliaia di colecisti all'anno, ma non s'è ancora capito nulla sul perché si formino i calcoli, perché in alcuni casi si crea la colecistite, perché in altri casi non avvenga ciò, ecc. ecc.
La maggior parte delle colecistectomie va a buon fine, la persona torna ad una vita adeguata. Altre invece si complicano, non alleviano le coliche biliari, o peggio creano ulteriori problemi (calcolosi biliari, occlusioni da briglie aderenziali post-chirurgiche, sindromi dispeptiche).
La scienza dice che gli interventi sono stati eseguiti per il bene della persona, ma nei casi in cui la persona sta sostanzialmente bene, il "bene" chirurgico può trasformarsi in un "male".

Ho visto anziani sottoposti a resezione del colon, con colostomia temporanea o definitiva, perché è stato trovato del sangue occulto nelle feci. Le indagini successive hanno mostrato la presenza di una neoformazione colica non occludente. La scienza ha deciso che "bisogna operare" per il bene della persona. Riassumiamolo questo bene.
Colonscopia previa purgazione drastica
Esami clinici, biochimici e radiologici
ECG, visita anestesiologica, eventuale visita cardiologica (un'ottantenne ha spesso problemi di cuore)
Sospensione della terapia anticoagulante (questi coagulopatici quanti sono? Io mi chiedo se i pazienti sono coagulopatici per cui prendono gli anticaogulanti o devono diventarlo affinché assumano gli anticoagulanti).
Intervento chirurgico (Trauma anestesiologico, trauma chirurgico, perdita di liquidi, sangue e temperatura, fastidi posizionali, cateterismi, ecc.)
Esiti dell'intervento: il paziente è ospedalizzato per svariati giorni (un anziano ha i suoi ritmi e i suoi rituali, si sente spaesato) e spesso si "scompensa" e si "dissocia". Si ritrova con un sacchetto maleodorante e, soprattutto, vergognoso.
Si ritrova con una o più ferite sulla pancia, con il rischio di laparoceli e sovrinfezioni. Se tutto va bene non fa aderenze peritoneali e non si occlude, altrimenti sono cazzi.
Insomma, dal giorno della diagnosi è iniziato il percorso del bisogno e finito il tempo dell'autonomia.
E' sempre giusto fare così?
Valeva la pena di attendere?
Insomma il "bene" della scienza a chi fa bene? Alla scienza o alla gente verso la quale dovrebbe dirigersi?

Per rispondere a quest'ultima domanda, mi corre l'obbligo di dire ciò che non potrà mai essere provato e che nessun scienziato avrebbe mai la voglia/possibilità di dire/ammettere. Ci sono le persone a perdere, vittime sacrificali che vengono immolate sull'altare della scienza per consentire agli scienziati di imparare il loro lavoro. Largamente usata, la sperimentazione sugli animali non è educativa al 100% ed è necessario imparare direttamente sulle persone.
Ecco le azioni scientifiche sproporzionate, quelle che appaiono immotivate agli occhi del buon senso; occhi che vedono la persona prima della scienza, che scorgono la risposta prima nella Natura e poi nella scienza. Solo in chi crede che la Natura sia brutale e spietata, o in chi vuole arricchirsi usando la scienza come scusante per loschi affari, queste azioni ingiustificate e immorali, appaiono "scientificamente corrette".
Eppure l'etica della scienza dovrebbe anteporre il bene della persona umana (animale per estensione naturale) innanzi a tutto. Laddove l'etica dell'azione scientifica cozzi contro l'etica della vita e della Natura, non deve essere quest'ultima a cedere. In fondo è la Natura che ci ha dato un cervello, il pensiero e un cuore.
Il bene non ha maschere e non ha interessi.
È il bene e il bene non ha prezzo!

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