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L'arte negata della Medicina

Data 5 giugno 2019
Perla saggia:
La salute è una pianta rara
di cui i medici non sono ancora arrivati
a distruggere la specie.

Pierre Véron

Spero di riuscire a spiegare bene il mio pensiero.
Come in tutte le arti, l'importante è che la persona "senta" l'arte che vuole praticare. È importante che sia "tagliata" per quell'arte se vuole che ciò che fa sia apprezzato, riconosciuto e gli offra la giusta sussistenza economica.
Si capisce che tutti possono praticare l'arte, ma solo in pochi possono definirsi, e sono, artisti veri.
La stessa cosa vale per la medicina.
"Leggere" il malato, interpretarne i segnali e portarlo alla guarigione è, di fatto, un'arte, stante che nessun malato è uguale ad un altro e che tutto si fonda su percezione, occhio ed esperienza.
Anche in questo caso tutti possono praticare la medicina, ma solo in pochi possono definirsi e sono Medici.

Come uno scultore adatta i suoi attrezzi - e la forza con cui li usa - al materiale che ha a disposizione, così il medico dovrebbe adattare i suoi attrezzi e la saggezza con cui li usa, alla singola persona che si trova a trattare.
Così facendo, la perfezione del risultato non è garantita certo, ma è altrettanto certo che il risultato è di grandissimo rilievo.
Se non fa così, il risultato potrebbe essere ordinario o pessimo. Per lo scultore sarebbe una pietra da buttare, ma per il medico?
In sintesi, il risultato di un artista non è dato da come e quanto sia riuscito a piegare l'oggetto alla sua arte, ma da come e quanto è riuscito a piegare l'arte - la sua arte - all'oggetto.
In campo medico non dovrebbe essere il malato a piegarsi o adattarsi alla medicina, ma quest'ultima al malato.
Solo così facendo si ottiene l'opera d'arte, la stupenda e agognata guarigione.

Se fino ai primi del '900 era davvero così, dopo la commercializzazione della medicina, accade l'esatto contrario. È la roccia che si deve adattare allo scultore, il malato che si deve piegare alla scienza del suo dottore.
È la malattia che si deve inginocchiare ai farmaci e non il contrario. L'importante è oggi dimostrare che si sono seguite le indicazioni, le linee guida della medicina, nel trattare un malato; se poi quest'ultimo non guarisce o peggiora, le cause non sono mai nella assurda standardizzazione terapeutica, ma nello stesso malato che è "sbagliato", "difettoso" o che continua a non volersi "inginocchiare" alla scienza del suo eminente dottore ed all'enorme e potentissima industria farmacologica.

Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie
e lo stato che fa?
Si costerna, s'indegna e s'impegna
poi getta la spugna
con gran dignità...

Parafrasando un passo di una nota canzone del grande De Andrè, voglio dire che la medicina oggi fa proprio questo.
Cerca di curare un malato, ma nel farlo compie una grave ingiustizia: ritiene arbitrariamente che quel malato sia uguale a tutti gli altri ammalati e nel commettere questa ingiustizia, compie la seconda suicida ingiustizia: nega a se stessa ed ai suoi praticanti la nobile qualifica di arte e di artisti.
Si costerna per la non-guarigione del malato e si indigna non con se' stessa (cercando almeno di rivedere il proprio operato), ma con il malato stesso. Cerca tutti gli appigli per addossargli la colpa del fallimento, alludendo ai suoi difetti genetici, ai suoi vizi, alle sue irregolarità, alle cattive abitudini e ad altre cose di poca o nessuna rilevanza, peraltro ancora senza dimostrazione di causalità.
Poi si impegna nuovamente usando decisamente la clava per zittire il povero accusato/malato ed i suoi sintomi. Intendo riferirmi alla violenza chirurgica, alla velenosità dei chemioterapici, al potere sedativo e obnubilatorio degli psicofarmaci. Continua però a non volersi adattare all'unica, imprescindibile verità: ogni individuo è unico, nella salute e nella malattia.
Ed infine tutta la scienza medica getta la spugna usando paroloni, nascondendosi dietro una nebbia di complesse formule scientifiche, per tentare di mantenere quella dignità che ha già perduta senza nemmeno rendersene conto.
Si è inzaccherata del suo stesso fango, non accettando peraltro di ascoltare o di verificare altre ipotesi curative.

Solo pochi artisti dipingono, compongono o scolpiscono opere d'Arte. Gli altri sprecano solo tempo, imbrattano tele, scarabocchiano spartiti o spaccano pietre.
Bisogna solo sperare di non essere quelle tele, quegli spartiti o quelle pietre.

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