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Attivazioni Biologiche
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I Conflitti Traslati

In questo articolo illustrerò come la singola persona possa vivere non solo DHS dirette su di se', vissute a proprio carico, ma come possa vivere DHS relative ad individui esterni a se', appartenenti al proprio clan.

La DHS diretta e la DHS traslata o convissuta

Una persona può vivere una DHS diretta quando lo shock riguarda se' stessa (una offesa ignominiosa, un attacco diretto, un abbandono subito). Tra l'evento shoccante e la persona non ci sono intermediari.
Una persona può vivere una DHS traslata/convissuta quando si trova in una condizione in cui un'altra persona del suo clan subisce un evento che viene vissuto come DHS sia dalla vittima che dall'osservatore. La DHS è convissuta, condivisa, portata assieme nella propria vita. In questo caso è anche la psiche dell'osservatore a definire l'accaduto un evento shoccante, pur non essendo direttamente coinvolto nell'evento.
È il caso della persona che osserva un'altra persona morire dissanguata per un incidente. Non è stata coinvolta nell'incidente, ma osservando l'evento drammatico rimane coinvolta nella DHS a carico del sangue e della milza vissuta dalla vera vittima. Oppure può essere il caso di un genitore che vede il figlio subire qualcosa di molto drammatico e che il genitore stesso vive come DHS. Non è solo il figlio ad essere colpito dalla DHS, ma anche il genitore.
Questa conflittualità traslata è la più difficile da comprendere perché la persona tendenzialmente parla di se, in quanto è lei ad essere "ammalata", ma anche perché l'operatore intento all'aiuto, tende spontaneamente ad indagare unicamente le DHS dirette.

Ad esempio Cinzia, destrimane e madre di Marco, vede questi soggetto alle angherie della moglie dispotica e percepisce l'incapacità del figlio a farsi rispettare. Dopo l'ultimo litigio furibondo e l'umiliazione di Marco davanti agli occhi di sua madre, Cinzia "sente" l'incapacità del figlio pervaderla, avviando una DHS.
Dopo qualche tempo la moglie di Marco decide di andarsene e i due si separano. Cinzia percepisce che il figlio è ora libero dagli artigli di quell'arpia e va in soluzione e riparazione con la comparsa di forti dolori alla gamba destra e all'anca destra.

Un operatore poco accorto parlerà di conflitto di svalutazione per non essere riuscita a sopportare una situazione (anca) e a non essere stata in grado di allontanare il partner o qualcuno parigrado (lato destro), ovvero a dargli un calcio. Spiegherà che i dolori indicano che è riuscita a fare tutto ciò che prima non era stata in grado di fare. Ma per Cinzia questo non ha molto significato. Lei potrebbe capire e accettare questa spiegazione, ma non troverà un legame tra la diagnosi ed il suo vissuto. Lei non capirà chi ha allontanato o quale situazione era per lei, in prima persona, insopportabile. Continuerà a cercare una logica che non troverà.

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Perché la DHS traslata

Non va dimenticato che siamo esseri sociali ed abbiamo un forte istinto a fare clan, con uno spiccato senso di appartenenza.
Queste qualità si radunano in una sorta di "organismo del clan" od "organismo condiviso" per cui il percepito del singolo potrebbe essere condiviso o convissuto dal clan o da membri di esso. È del tutto sensato che questo sentito del singolo sia diffuso su tutti gli altri.
In Natura è frequente osservare come il gruppo di animali si adoperi spesso a salvare il singolo quando questo è in pericolo ed ha manifestato apertamente la richiesta di aiuto. Altre volte invece si assiste all'abbandono del singolo, senza che gli altri facciano nulla.
Questo meccanismo biologico è importante affinché il gruppo possa stabilire se sia biologicamente opportuno e sensato rischiare la vita di altri per salvarlo o se sia invece il caso di lasciarlo per consentire la fuga e la salvezza di tutti gli altri.
In altri termini, il percepire un grido od una situazione di allarme non ha solo il contenuto di «Correte a salvarmi!», ma biologicamente può avere un significato diverso, ovvero «Lasciatemi e Scappate!».

Per l'uomo non è diverso, ma cambiano le modalità di approccio.
Nel caso illustrato in precedenza Marco avrebbe potuto chiedere aiuto, ma non l'ha fatto per orgoglio forse, per dover mantenere fede al concetto che l'uomo non deve soccombere ad una donna e che se la deve cavare da solo. Ma in definitiva, chi l'ha detto? Dove è scritto? Ecco che la sfera conscia di Marco entra in collisione con quella subconscia.
La madre, a sua volta, ha percepito la condizione di pericolo in cui si trova il proprio figlio e potrebbe aiutarlo, ma non l'ha fatto perché "la suocera non deve impicciarsi in casa d'altri", oppure perché "cosa dirà la gente?". Ma in definitiva, chi l'ha detto? Dov'è scritto?
Ecco che il subconscio di Cinzia entra in collisione con la sfera conscia di se' stessa. Aiutare il figlio, magari rovinando il matrimonio danneggiando il nipote, oppure trattenersi per non sfasciare la famiglia e danneggiare il figlio?
Cinzia percepisce quindi di non riuscire ad aiutare il figlio, di non riuscire a sopportare quella sua condizione e non riesce quindi ad allontanare con un calcio il predatore che sta assassinando il sangue del proprio sangue.
Anche in questo caso, come in moltissimi altri, questioni sociali, educative, religiose e morali vanno in conflitto con naturali questioni biologiche molto più impellenti, incisive e vere.

Questione di percepito

Ma quale sfera psico-cerebro-corporea è più facile alla traslazione conflittuale?
Io ritengo che tutte siano passibili di traslazione, Endoderma, Mesoderma ed Ectoderma. Scendo quindi un pochino più nello specifico.
Nell'endoderma è possibile patire una DHS traslata di panico della morte quando si teme per la vita di qualcuno del clan a cui magari è stata fatta una diagnosi ed una prognosi tragica. Oppure se si teme che la persona non abbia di che sostentarsi, o addirittura sfamarsi, per questioni meccaniche od economiche. Oppure se un padre crede che il figlio non riesca a mettere incinta la moglie. Insomma i casi possono essere diversi. In linea generale il percepito è che per un membro del proprio clan ci sia una forte conflittualità in relazione a qualcosa di vitale. «Morirai e mi manca il tuo respiro!», «Non puoi bere, morirò della tua sete!»

Nel mesoderma il senso dell'attacco può essere percepito quando un individuo del proprio clan viene ritenuto attaccato da qualcosa o qualcuno. Ad esempio un mesotelioma peritoneale nato per un colpo all'addome visto ricevere da un proprio caro, o per una "brutta malattia nella pancia" che ha colpito un genitore o un figlio. È come se la propria pancia volesse proteggere quella dell'altro.

Nel mesoderma recente la DHS traslata è vissuta con un senso di incapacità a fare ciò che l'altro avrebbe dovuto o potuto fare - secondo i criteri dell'osservatore - ed a cui si è visceralmente legati. Oppure quando si sarebbe voluto correre in aiuto di qualcuno della famiglia, ma non si è riusciti a farlo per incapacità intellettuali o fisiche. In ogni caso il sentito è di inadeguatezza, inabilità vissuta nei panni di altri. «Non sono in grado di fare ciò che tu vorresti fare.», «Il tuo capoufficio è uno stronzo e non sono riuscito a dirglielo in faccia!».

Nei conflitti traslati dell'ectoderma, le sfumature conflittuali legate a contatti, relazioni e territorio sono così numerose che non è possibile farne un elenco od una esemplificazione, ma mi sembra utile questo esempio sul diabete.
Il conflitto di opposizione e resistenza è uno dei conflitti più frequenti e, nella vita sociale di oggi, quanto mai insidioso.
Giovanni è lo zio di Veronica, una ragazzina di 16 anni. Zio e nipote oltre che parenti sono amici e il legame è molto forte. Veronica rimane incinta di un uomo già sposato ed in famiglia scoppia la tragedia. Giovanni ritiene che la nipote dovrebbe abortire e la nipote è della stessa idea, ma i genitori di Veronica sono molto religiosi e si oppongono strenuamente, giungendo a ricattare la ragazzina che alla fine acconsente a tenersi il bambino. Ma la ragazza non è felice e lo zio, che nota chiaramente questo stato d'animo, se ne fa un cruccio e si oppone intimamente a questa gravidanza indesiderata della ragazza e sviluppa un diabete. Lui tenta di opporsi alla condizione vissuta dalla nipote.

Come individuare il conflitto traslato

Anzitutto occorrerebbe escludere che la persona stia vivendo od abbia vissuto un conflitto diretto relativo alla condizione psico-cerebro-corporea che sta vivendo. Quando la persona non riesce a trovare l'aggancio conflittuale diretto, responsabile della sua attuale sintomatologia, nonostante le adeguate e calme riflessioni e indagini, allora è il momento di andare oltre e spostare l'attenzione sul clan di cui la persona fa parte.
«Di chi stai patendo le sofferenze?», «Chi volevi aiutare a cavarsela?», «Di chi stai vivendo il pericolo?», «Al posto di chi ti sei sentito impotente?», «Chi vorresti allontanare da un tuo caro?», «Nei panni di chi ti sei messo?»
Sono solo alcune domande che possono forse aiutare a capire la reale situazione ed a trovare una via d'uscita da una situazione che è giunta ad un punto morto.
L'operatore che cerca di ricostruire il film di quanto accade ed è accaduto alla persona, può e deve tenere in conto dello sfondo e dei co-protagonisti del film stesso, anziché concentrarsi unicamente sull'attore principale.
Non va dimenticato infatti, che sono le percezioni a determinare la biologia dell'individuo, ma che queste percezioni sono determinate dall'ambiente in cui vive.

Buon lavoro a tutti :-)
Nomi e persone indicate nell'articolo sono del tutto di fantasia e casuali.
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