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La cura forzata

Nel mio lavoro vivo delle esperienze importanti. Sono esperienze che mi fanno pensare, talora in senso positivo, molte altre e sempre di più, in senso negativo.
Io ho creduto nel mio lavoro, ci credo ancora....forse. Credo che aiutare un chirurgo nell'esercizio della sua funzione, sia un compito utile, piacevole e coinvolgente. Ma spesso perdo questa convinzione e mi chiedo se l'esercizio della medicina moderna sia effettivamente diretta verso quella che un tempo si chiamava guarigione.
Cosa vuol dire guarigione?
Guarigione è il raggiungimento di uno stato duraturo di benessere a seguito di uno stato temporaneo di malessere. Questo stato di guarigione prevede l'assenza di disturbi riconducibili al malessere originario per il quale sono state intraprese le azioni mediche. In altri termini se sono ammalato di cancro, guarirne significa non avere più il cancro e vivere una vita serena, normale e vivibile.
Attualmente la medicina può definire guarito dal cancro un numero veramente esiguo di persone, forse il 3% dei colpiti.
Per la maggior parte dei malati di cancro, la prospettiva attuale è divenire dei malati cronici di cancro o è quella di restituire alla Natura il proprio corpo e la propria vita, prima della sua scadenza naturale.

Un tipico percorso attuale di un malato di cancro qual'è?
Ce ne sono due.
Il primo è quello intrapreso dalla persona che mostra dei sintomi e si rivolge al medico per capire cosa stia succedendo al suo corpo.
Il secondo è quello per cui la persona che non ha alcun sintomo, cade nel gorgo della medicina preventiva, per cui deve andare dal medico a farsi prescrivere le indagini preventive.
Vorrei che fosse chiara una cosa. L'attuale medicina preventiva al riguardo del cancro non previene nulla. La prevenzione primaria, ovvero quella che elimina o circoscrive le cause di malattie, è attualmente molto scadente e sottopotenziata (ad esempio non troverete mai, sulle bottiglie di alcolici, l'annuncio che dice che un eccessivo consumo può causare qualche problema di salute).
La prevenzione secondaria, ovvero quella che cerca di fare diagnosi precoce di malattia, è invece molto ben finanziata, potente e di fatto l'unica ad essere impiegata.

Malgrado queste due motivazioni differenti, il successivo percorso è molto simile, vediamo.
  1. Alla persona viene diagnosticato un cancro, supponiamo un cancro del polmone
  2. Alla persona viene comunicato, più o meno garbatamente, lo stato attuale delle cose e i passi che si compiranno. Non viene fatto alcun accenno a forme diverse di terapia. La persona non ha scelta.
  3. Viene eseguita la stadiazione, ovvero si cerca di capire se la persona abbia delle probabilità di guarigione controllando l'estensione della malattia e la sua diffusione all'interno del suo corpo. Vengono anche tenute in conto le co-morbilità, ovvero altre patologie concomitanti
  4. Se la stadiazione indica una inoperabilità della lesione, la persona viene solitamente indirizzata all'oncologo per la chemioterapia (molto inefficace nei tumori del polmone, per non parlare della sua tossicità) o per la radioterapia (altrettanto ampiamente inefficace e tossica).
    Se la stadiazione indica una operabilità della lesione, la persona viene inviata ad un ambulatorio chirurgico istituzionale dove inizierà le pratiche di preparazione all'intervento. In base agli esiti dell'indagine istologica, solitamente il paziente viene inviato successivamente all'oncologo per il solito trattamento di cui dicevo prima
  5. Dopo le terapie, solitamente poco simpatiche e molto invalidanti, la persona, indipendentemente dall'esito della stadiazione, viene sottoposta a controlli cadenzati, al fine di scongiurare recidive e/o stadiare nuovamente quelle eventualmente insorte
  6. La persona, di fatto, viene considerata guarita da quel cancro, se dopo cinque anni dalla prima diagnosi non si è ripresentata quella forma di cancro

Cosa succede alla persona operata o trattata per il cancro, nel corso delle indagini di controllo?
Viene eseguita una TAC total body o mirata ad organi e strutture specifiche per rintracciare eventuali metastasi. Vengono anche effettuati controlli endoscopici ed ematochimici, o di altro genere in base a protocolli e prassi.
Supponendo che si evidenzi la presenza di una lesione anche millimetrica in qualche parte del corpo, la persona viene immediatamente reinserita nel percorso di cui accennavo prima, non importa se quella stessa persona abbia ripreso una vita del tutto normale e gioiosa o che non abbia alcun tipo di sintomo che possa eventualmente far sospettare una ripresa di malattia. In altre parole non conta la persona intera, ma il singolo organo o tessuto.
La persona che sta bene, viene volontariamente condotta verso uno stato fisico in cui sta male.
Perchè?
È molto semplice. L'attuale medicina non conosce la causa univoca di nessun tipo di cancro oggi elencato nei libri di medicina. La medicina fa delle supposizioni, emette dati statistici da laboratorio, totalmente disgiunti da quello che si chiama "vivere la vita".
Tornando al tumore polmonare di cui sopra, la medicina attuale ha visto che su 100 casi di cancro al polmone il 60% era a carico di fumatori. Ne desume che il fumo sia una verosimile causa di cancro. E l'altro 40%?
Vogliamo parlare dei casi di leucemia? Non esiste nessun tipo di supposizione. Le cause della leucemia sono sconosciute. Come quelle del linfoma, come quelle del cancro allo stomaco, come quelle del cancro al colon, come quelle del cancro del testicolo, dell'ovaio e di tutti gli altri.

Quindi, dicevo, non conoscendo le cause del cancro, la medicina attuale non sa il perché si verifichi, non conosce i meccanismi di insorgenza, di sviluppo, di recidiva. Anche qui fa delle supposizioni. I libri e gli articoli delle riviste mediche ne sono pieni.
In altri termini si affida unicamente all'estirpazione, o intossicazione, o combustione di tessuti organici "diversi" di cui non si sa nulla. Della persona e della sua condizione sociale, professionale, alimentare, emozionale, psicologica, sessuale, spirituale non interessa nulla a nessuno.
La medicina attuale non vuole arrendersi all'evidenza che ogni persona è unica e che non può essere protocollata, irregimentata, stadiata, catalogata.
C'è da fare di più e farlo meglio, con pazienza e umanità.

Oggi mi è capitato di assistere alla storia di un uomo che, operato due anni fa di un tumore nell'addome, a seguito delle indagini di controllo gli è stato rilevato un nodulino polmonare di 5 mm. di diametro. L'uomo, totalmente privo di qualsiasi sintomo anche collegabile al precedente evento tumorale, è ricaduto nella spirale della medicina preventiva.
Toracotomia, asportazione dei noduli e ospedalizzazione.
Non so cosa verrà fuori dall'esame istologico, ma non ho potuto fare a meno di pensare che se ti viene appiccicata l'etichetta di malato, non te la potrai togliere mai più, che tu stia bene o anche benissimo e questo, nella mia opinione, non si può chiamare "aiuto alla guarigione", significa ridurre in schiavitù le persone che, anche se stanno bene o benissimo (condizione riconducibile al termine guarigione), devono stare male per poter tornare a star bene.

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