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La Morte

7 ottobre 2019
Perla saggia:
La morte per noi non esiste,
dal momento che quando siamo in vita lei non c'è
e quando arriva, non ci siamo più noi.

Epicureo

Premessa

Ammetto che l'argomento non è il più allegro che potreste aspettarvi in questo sito, ma proprio perché è un tema angoscioso, che provoca emozioni, che segna irrevocabilmente la vita di chi ne fa esperienza e di coloro che sono intorno a lui, ho deciso di affrontarlo.
Non sono esperto di morte (pochissimi lo sono e mi riferisco ai rianimati), nel senso che non ne ho fatto esperienza diretta, ma ho assistito a diverse morti in qualità di infermiere, quindi diciamo che ne ho viste per poterne parlare. Ma non parlerò di quelle a cui ho assistito (l'ho già fatto), quanto di cosa sia biologicamente la morte, il suo significato, la sua utilità...si, la morte è utile e lo vedremo insieme.
Non siate timorosi di leggere quanto segue; se lo state facendo, siete ancora vivi :-)

Simbologia e Cultura della Morte

Tratto dal Dizionario dei Simboli di Chevalier e Gheerbrant, edito da BUR:
La morte indica la fine totale di qualche cosa di positivo e di vivo. È l'aspetto distruttore dell'esistenza e indica ciò che scompare nella ineluttabile evoluzione delle cose, collegandosi alla simbologia della Terra. È anche colei che introduce a mondi sconosciuti come Inferno o Paradiso, mostrando la sua ambivalenza e collegandosi ai riti di passaggio; libera le forze negative e regressive, dematerializza e libera le forze ascensionali dello spirito. Figlia della notte e sorella del sonno, la Morte ha la capacità di rigenerare.
La Morte è vissuta tradizionalmente come angosciosa e immaginata come spaventosa. Simbolicamente il diritto di Vita e di Morte appartiene agli dei. Coloro che sono portatori di morte sono Giove, Atene, Apollo, Diana, Marte, Ade o Plutone, Ecate e Persefone.
Viene personalizzata su ogni individuo da Thanatos (da cui deriva il termine Tanatologia, ovvero la branca della medicina legale che studia le cause di morte e le modificazioni organiche che a essa conseguono) che è figlio della notte e fratello del sonno, "torvo, insensibile e spietato".

Ero morto da milioni di anni prima di nascere
e questo fatto non mi ha mai minimamente infastidito.

Mark Twain

La Morte è raffigurata nel XIII arcano dei Tarocchi e non è necessariamente un arcano negativo. Non implica necessariamente morte, distruzione e disgrazie. Anzi, il significato è prevalentemente positivo e deve essere vista come una figura che porta al cambiamento e alla trasformazione. Fa parte di una fase del ciclo della vita il cui fine è il rinnovamento, la rigenerazione da una dimensione prettamente legata all’apparenza ad una rivolta all’essenza. Fornisce il modo per reagire in maniera attiva al cambiamento, per vivere direttamente la fase di trasformazione senza subirla. Significa liberazione dello spirito dalla materialità, incorruttibilità morale.

Tratto da "Il cerchio della vita: la morte". Consulta l'intero articolo.
[...]
Ripercorrere i sentieri della morte è come seguire un misterioso filo che passa attraverso tutti i sentimenti dell’uomo, dalla gioia al dolore: la morte è un pensiero, prima di un evento. Un pensiero che si fa cultura, punto centrale della storia del singolo e della specie umana, traccia dell’antropologia. E lungo questi sentieri si trovano segnali che, se non rallegrano, certo possono rendere più forti.
È talmente diffusa la convinzione che la morte sia un passaggio a un modo di esistere diverso dall’attuale, che la concezione di fine è tra le più rare [...].

In una prima concezione si crede che il morto continui a vivere secondo uno stile precedente, come presso gli egiziani, i quali avevano bisogno nell’aldilà di un armamentarium fatto di cibi, di indumenti e, se si trattava di un guerriero o di un re, di servitori, di cavalli, di armi, o come nell’antica Cina, dove alla morte di un re venivano uccisi i suoi soldati migliori. Negli strati socialmente più bassi, spesso era la moglie a seguire il marito e per questo veniva uccisa: un rito dominante in India fino all’inizio del Novecento.
Aggiungo io: Non sono rari i casi nostrani in cui, alla morte di un coniuge, segua a breve la morte dell'altro. Quando il concetto immateriale del consacrare la vita all'altro, si materializza a morte avvenuta.

La morte è per tutti,
la vita per pochi.

Josif M. Cristian

In un’altra concezione, quella dell’animismo, la vita dopo la morte ha caratteristiche del tutto nuove. Anima, nel significato "primitivo", sta per invisibile, è il “materiale” non percepito, per cui si può ritenere che il morto viva nella sua identica sostanza (corpo) anche se non si vede: l’anima è un uomo che agisce non visto. [...] Talora invisibile significa leggero, una parte del corpo che si può elevare da terra.
Nelle tribù Bagado, nelle Filippine, quando una persona è in agonia e quindi sta per morire, le vengono otturate tutte le aperture del corpo, il naso, le orecchie, l’ano, la bocca, perché lo spirito non possa uscire. Una esemplificazione della percezione materiale dello spirito.

L’idea di anima priva di materialità come in Platone (le idee-essenze) è lontanissima dai primitivi e dall’animismo. Anche in questo caso, comunque, essa rimane individuale e l’uomo continua a vivere in eterno e, secondo il credo cristiano, alla fine del mondo si ricongiungerà al proprio corpo, quando anch’esso resusciterà.
Un’altra concezione, quella della metempsicosi, sostiene invece la trasmigrazione dell’anima in altri corpi umani oppure di animali: soltanto dopo una lunga serie di esposizioni, come nelle religioni orientali, giungerà al nirvana, una sorta di cielo dove però viene perduta la individualità.

Da tutto questo deriva una scenografia serena della morte: un cambiamento positivo, il passaggio a una vita generalmente ritenuta migliore di quella terrestre («È passato a miglior vita!»), e per chi vive il tempo terreno poveramente e soffrendo, la morte si carica persino di desiderio, diventa morte-compagna.
Come in questo schizzo poetico di Esopo:
"Una volta un vecchio che aveva fatto legna nel bosco, se la caricò sulle spalle.
La via era lunga.
Il vecchio stremato posò le fascine e invocò la Morte.
La Morte apparve e gli chiese: ‘Mi hai chiamato, che vuoi?’.
‘Dammi una mano’, il vecchio rispose."

[...]

La morte è parte della vita: per questo si situa in un cerchio in cui sono indistinguibili l’inizio e la fine.
La morte è così vicino alla nascita da confondersi, un’ombra che talora sovrasta la vita e talora la riempie di significato. Il cerchio è la rappresentazione della totalità, come per il mandala indiano. Una figura che relativizza ogni distinzione poiché è continuità. Anche il cerchio della vita è inarrestabile, ogni suo segmento è fine e principio: dalla nascita alla pubertà, al legame d’amore (matrimonio), alla morte che idealmente continua con il sapore di una rinascita.
E tutto riprende a scorrere sulla illimitata distanza del cerchio, una linea conclusa che si muove però con il tempo fino a farsi infinita.
(Vittorino Andreoli)

Non v’è rimedio per la nascita e la morte
salvo godersi l’intervallo.

George Santayana

Cineserie

Richiamandomi al concetto cinese di TAO, questi è il TUTTO.
L'esistenza è TAO e il TAO è composto di YIN e YANG. Essi sono indivisibili.
Il TAO dell'esistere è composto di Vita e Morte.
Se si osserva la Vita non si vede la Morte, ma c'è anch'essa. È intrinsecamente presente nella Vita.
E così se si osserva la Morte, non si vede la Vita, ma c'è anch'essa. È intrinsecamente presente nella Morte.
In base al dinamismo YIN/YANG ed alla trasformazione, la Vita genera la Morte e la Morte genera la Vita, in un ciclo interminabile e universale.

5 Leggi Biologiche e Morte

Per chi le conosce (se non le conosci, leggi questa pagina PRIMA di proseguire), le 5LB affermano sostanzialmente che la vita biologico-corporea è una serie di programmi - normali e speciali - che gestiscono le strutture corporee ed il comportamento finalizzato alla sopravvivenza.
La vita in quanto tale, e per come la conosciamo, è un programma che racchiude in se' un numero imprecisato di sottoprogrammi i quali adempiono singolarmente a specifici compiti i quali, presi globalmente, garantiscono la vita nel senso più ampio del termine.
La Morte è uno dei programmi della vita ed essa stessa probabilmente contiene sottoprogrammi che garantiscono lo stato di morte, che equivale all'assenza di vita, e questi sottoprogrammi fanno si' che, in determinate condizioni, scocchi la scintilla che darebbe origine ad altra vita. Mi viene da dire che nell'ambito della Morte ci sia un particolare programma che si avvia in particolari situazioni e che, come risultato finale, abbia quello di poter avviare nuova vita.
Mi rendo conto che possano sembrare farneticazioni, ma per quello che ne sappiamo, non possiamo nemmeno escluderlo.

Come sappiamo, ogni programma biologico ha precise ragioni per essere stato progettato e realizzato. In altri termini c'è voluta una ragione biologica affinché si realizzasse un programma biologico.
Se sto morendo di fame (percezione corporea di mancanza di sufficiente boccone vitale) si è sviluppato, ed è entrato in funzione, un programma tale per cui quel poco di cibo a disposizione sia totalmente assimilato. Viene incentivata la funzione epatica e/o si produce ulteriore tessuto epatico - diverso e più efficace (detto anche Epatocarcinoma) - per assimilare quanto più possibile il poco disponibile.
Tutto ciò per una semplice e fondamentale funzione: mantenere la vita, precisamente quella del singolo individuo.

Ma perché occorre salvare il singolo individuo?
Probabilmente per salvare la specie. Quel singolo, preciso individuo ha qualcosa da dare ancora alla vita in generale. È utile, importante per la comunità, per la specie, per il clan.
Eggià perché osservando l'universo ci si accorge che ogni struttura complessa o semplice che sia, è sempre composta da sotto strutture, ognuna delle quali ha la sua importanza affinché la struttura complessa possa esistere. L'Esistenza è un insieme di tante esistenze, una matrioska biologica.
L'esistenza quindi, ha una ragione del singolo ed una ragione del gruppo (specie, clan, famiglia). Se la ragione del gruppo viene a mancare, mancano le ragioni del singolo e viceversa.

Sappiamo che in Natura nulla si spreca e nulla si risparmia. Una pianta da frutto, sentendo le condizioni che la attorniano, da' tutti i frutti possibili (in base a quelle condizioni) e non da' frutti oltre a quelli necessari.
Quindi la vita disponibile è quella necessaria, ne' di più, ne' di meno, sapendo che in Natura, nell'Universo, tutto tende al minor consumo possibile di energia. L'ottimizzazione biologica tende proprio a generare la vita sufficiente o necessaria al preciso contesto biologico, modulandola proprio con il programma biologico che si chiama Morte.
Ciò che è utile/necessario si crea e si mette in azione, tutto ciò che non lo è viene terminato. Ad esempio, gli astronauti che rimangono in orbita, in assenza di gravità, per un certo periodo di tempo, vedono le proprie ossa perdere di consistenza, proprio perché il bisogno di contrastare la pressione gravitazionale viene meno. In termini più semplici, le loro ossa tendono a "morire" come strutture portanti, ma NON come strutture che producono sangue.
Si nota quindi come la Morte non sia mai l'estinzione totale dell'esistenza. Semmai si concretizza una trasformazione.

Quindi a cosa serve la Morte?

Quando una esistenza ha ancora da dare, quando è ancora sensata la sua presenza, quando è ancora necessaria al funzionamento della grande macchina della vita, i programmi biologici utili al suo mantenimento sono sempre in funzione.
Quando quell'esistenza non ha più nulla da dare, quando non ha più un senso biologico, quando è estranea o dannosa alla macchina della vita, entra in funzione l'ultimo programma dell'esistenza: la Morte. La Morte, come la Vita, fa parte dell'esistenza perché le è biologicamente utile.
La forza biologica non si focalizza unicamente sul singolo individuo, ma tende a considerarlo come parte di un insieme più ampio che prevale sul singolo.
Duro da accettare, ma inesorabile da osservare.

Mi sono sempre chiesto perché una vita umana durasse non più dei 90 anni, con una variabile di circa 10-15 anni in più o in meno. Mi sono chiesto perché ci fossero questi limiti cronologici; come se avessimo comunque una data di scadenza. Ci sono gli ultracentenari, ma sono molti meno di quelli che muoiono nei 10-15 anni che vanno dai 70 anni in la'. La "scienza" medica non ha risposte chiare in merito e comunque si focalizza nell'analisi del solo fattore corporeo.
Io credo che la nostra data di scadenza sia determinata non tanto da fenomeni intra-corporei, ma da interazioni inter-corporali (umano e ambiente, umano e clan, umano e famiglia, umano e progetti, ecc.).
Io credo che ogni esistenza disponga di una vita per adempiere a compiti biologici che ne giustifichino la presenza.
Anzitutto dare al mondo altre esistenze ("sentire" la pulsione a diventare genitori). Poi educare queste nuove esistenze a vivere (diventare educatori), in modo tale da giungere esse stesse a generare nuove esistenze (diventare nonni) ed infine, ma non meno importante, contribuire al rafforzamento ed alla coesione del clan (diventare saggi).
Io credo che quando un individuo giunge a compiere queste funzioni/azioni, quando percepisce che il suo contributo non è più necessario (ed è una percezione inconscia per lo più), la sua esistenza giunge al termine. La Morte giunge a chiudere un libro che non ha più nulla da raccontare.
Ma non è fare più soldi che allunga la vita, l'abbiamo visto. Non è annullare la propria vita per far vivere agiatamente i propri discendenti che ci può spingere più in la' nel tempo, abbiamo visto anche quello. Non è usare il potere economico e politico per abbreviare la vita altrui, che ci fa essere longevi ed abbiamo visto anche quello.
Forse si vive più a lungo quando si è in armonia con il proprio mandato? Con il proprio ambiente? Quando ci si collega con il suono universale? Purtroppo non lo so.

Quando avviene la Morte?

Rimanendo nell'ambito della Seconda Legge Biologica, ci sono almeno tre momenti in cui la Morte può attivarsi.

  1. In fase attiva di conflitto, quando lo shock biologico è così intenso da travalicare il limite massimo di sopportazione. Badate bene che l'evento shoccante non deve essere necessariamente catastrofico. Il tono catastrofico viene applicato dall'individuo che vive quell'evento. Fisicamente e psichicamente non è in grado di sopravvivere al percepito di questo evento;
  2. Nella fase A della riparazione, quando l'individuo ha consumato così tanto nella fase attiva e per così lungo tempo, da non avere abbastanza energie per affrontare una intensa prima fase di riparazione. E qui occorre dire che un conflitto troppo lungo, ma che lascia sopravvivere (adattamento conflittuale), non andrebbe forzatamente risolto;
  3. Nella Crisi Epilettoide, quando l'intenso picco simpaticotonico potrebbe coinvolgere relè cerebrali che vanno a interferire con funzioni vitali, come quella cardiaca o respiratoria.

La Morte come soluzione comportamentale

Ci sono superprogrammi biologici che inducono la persona a visualizzare la Morte come soluzione estrema ai suoi problemi biologico-esistenziali. Sto parlando delle Costellazioni Schizofreniche, uno dei contributi più significativi che il compianto Dr. R. G. Hamer ha offerto all'umanità intera.
In questo senso, la Morte può essere una soluzione attiva (dare la Morte o uccidere) o passiva (ottenere la Morte o suicidarsi).

Di cosa si muore davvero?

Si dice spesso - forse troppo: «È morto di...», aggiungendo la causa annunciata dal medico, come se quella fosse realmente la motivazione di quell'esito senz'altro triste. Si dice che la persona, a cui è stato diagnosticato un cancro, sia morta di quello. Eppure fino al momento della diagnosi non stava così tanto male, da prevedere che nel giro di qualche mese se ne sarebbe andato.
Sembra incredibile, ma biologicamente non si muore di cancro, o di vecchiaia.
Alcuni esempi possono forse chiarire cosa intendo.

Gli esempi che seguono, pur essendo di fantasia, possono urtare fortemente la sensibilità di chi legge. Se siete emotivamente ipersensibili NON LEGGETE LE PROSSIME RIGHE. Purtroppo non ho altro modo di spiegare questo paragrafo.

Una donna di 90 anni muore, dopo qualche giornata di limbo agonico, in un letto di ospedale. Non era particolarmente malata, aveva sempre goduto di buona salute; qualche acciacco dato - si diceva - dalla veneranda età. Eppure nel giro di una settimana si era allettata ed è morta. Il suo medico aveva disposto il ricovero quando l'aveva visitata per una influenza non particolarmente intensa, ma "per precauzione" (che sa tanto di paura della denuncia) aveva convinto i figli - non certo lei - a metterla "al riparo" in un letto di geriatria. Malgrado la totale non voglia di andare in ospedale, la donna si fa convincere "per non disturbare i famigliari tanto impegnati". Sente di essere di peso, di non essere più utile a loro. Perde le motivazioni esistenziali.
Portata in ospedale, perde gli ultimi riferimenti della sua vita. Non trova le sue cose, non riesce a sentirsi bene e dopo qualche giorno di inutile resistenza, il programma finale si avvia.

Un uomo di 68 anni scopre di perdere sangue con le feci. Allarmato, ma intenzionato a tenere per se' questo segnale corporeo, decide di attendere qualche giorno per vedere se passa da solo. Poi, dopo l'ennesima scarica di sangue, si decide a dirlo alla moglie che, allarmata ancor più, chiama subito il medico. Alla visita, il medico appare preoccupato. Poi malauguratamente l'uomo si lascia sfuggire il fatto che era già una settimana che vedeva sangue. Il medico lo sgrida, accusandolo di aver perso troppo tempo. Dispone una colonscopia urgente, nella quale si risconta la presenza di una neoformazione sanguinante del colon discendente. La visita chirurgica successiva mette quell'uomo di fronte alle parole granitiche del chirurgo, il quale gli dice senza fronzoli che occorre operare e che, per di più, è possibile che sia necessaria la colonstomia. Quest'ultima possibilità lo sconquassa nel proprio animo. Aveva un amico che dopo un intervento aveva subito la colonstomia e che dopo qualche mese era morto. Lo shock è forte, ma gli ammaestramenti ricevuti gli impediscono di mostrare la propria angoscia - dopotutto è un uomo e gli uomini non possono avere paura.
Purtroppo durante l'intervento il chirurgo non può evitare di confezionare una colonstomia, seppur temporanea...ma l'uomo precipita in una angoscia terribile. Si autoaccusa per aver perso tempo e si convince che se si fosse fatto visitare prima, forse quel sacchetto non glielo avrebbero appiccicato. Si sente del tutto svalutato, minato nel corpo e nella sua immagine. Perde la sua integrità e con essa la spinta a continuare nella vita. Sei mesi dopo l'intervento, dopo un trattamento chemioterapico abbastanza impegnativo, muore nel suo letto, visibilmente triste e arrabbiato.

Una donna di 34 anni si sottopone serenamente al pap-test di controllo. Da brava cittadina, credente nella forza della "prevenzione", crede che il "farsi vedere" prevenga dalla malattia. In più alla precedente visita ginecologica le erano state bruciate un paio di piaghette al collo uterino. Ha una relazione d'amore altalenante, ma da qualche tempo il suo lui sembra averle riservato il posto di regina e inizia a fare discorsi di "famiglia e figli". Desiderosa di essere madre, si sottopone all'esame per "stare tranquilla".
Con suo grande shock, il pap-test risulta molto positivo. Dopo esami più approfonditi, si scopre che l'alterazione cancerosa è più vasta di quanto sperato. La PET capta dei linfonodi iperattivi. La ginecologa, pur con parole garbate e ottimistiche, le indica l'intervento chirurgico come soluzione al suo stato, ma che questo intervento prevede la isterectomia totale, con annessiectomia bilaterale. La possibilità di avere figli se ne va definitivamente. Sull'onda emotiva i suoi parenti, fidanzato compreso, cercano di convincerla che si tratti della soluzione giusta e lei, travolta da quest'onda emozionale, acconsente al trattamento. Le chemioterapie successive non la aiutano certo a stare meglio. Cerca di lottare contro il "male", ma dopo alcuni mesi di terapie, ormai rassegnata a non essere più madre e al vedersi inesorabilmente segnata, perde ogni motivazione. La funzione riproduttiva è perduta e il suo sogno infranto. Che senso ha vivere ancora? Muore prima di giungere ai 35 anni.

Si muore perché le ragioni biologiche per proseguire non ci sono più.
Si muore per la paura di ciò che si crede dover affrontare, o per ciò che si è convinti ci schiaccerà.
Si muore perché si perde il proprio potere e valore intrinseco.
Si muore di solitudine e abbandono.
Si muore per mancanza di Amore.
Le malattie o la vecchiaia sono solo il necessario colpevole con cui prendersela.

Samarcanda

Roberto Vecchioni ha scritto una allegra canzone sulla Morte. Eccone il testo.

Ridere, ridere, ridere ancora,
Ora la guerra paura non fa,
Brucian le divise dentro il fuoco la sera,
Brucia nella gola vino a sazietà,
Musica di tamburelli fino all'aurora,
Il soldato che tutta la notte ballò
Vide tra la folla quella nera signora,
Vide che cercava lui e si spaventò

Salvami, salvami, grande sovrano,
Fammi fuggire, fuggire di qua,
Alla parata lei mi stava vicino,
E mi guardava con malignità
Dategli, dategli un animale,
Figlio del lampo, degno di un re,
Presto, più presto perché possa scappare,
Dategli la bestia più veloce che c'è

corri cavallo, corri ti prego
Fino a Samarcanda io ti guiderò,
Non ti fermare, vola ti prego
Corri come il vento che mi salverò
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh

Fiumi poi campi, poi l'alba era viola,
Bianche le torri che infine toccò,
Ma c'era tra la folla quella nera signora
Stanco di fuggire la sua testa chinò:
Eri fra la gente nella capitale,
So che mi guardavi con malignità,
Son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
Son scappato via ma ti ritrovo qua!

Sbagli, t'inganni, ti sbagli soldato
Io non ti guardavo con malignità,
Era solamente uno sguardo stupito,
Cosa ci facevi l'altro ieri là?
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda
Eri lontanissimo due giorni fa,
Ho temuto che per ascoltar la banda
Non facessi in tempo ad arrivare qua

Non è poi così lontana Samarcanda,
Corri cavallo, corri di là
Ho cantato insieme a te tutta la notte
Corri come il vento che ci arriverà
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo oh oh


Siate vivi
e la Morte
alla fine
sarà solamente il viaggio
che non avete
ancora fatto.

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