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Attivazioni Biologiche
5 Leggi Biologiche e non solo!

Approccio alla persona

Perla saggia:
«Se voi pensate che tutto vada bene,
perché lo crede il mondo,
voi non state pensando.»
V. W ESTWOOD
Indice
  1. Come approcciare la persona

1. Come approcciare la persona

La prima cosa che chiediamo ai nostri pazienti, al posto dei loro dati personali è "In cosa posso aiutarla?".
Questa è una domanda che abitualmente lascia sorpresa la persona. Di solito si presentano con una gran quantità di immagini radiologiche, analisi di laboratorio e i propri sintomi che li portano a convincersi che qualcosa in loro non va', senza sapere però da dove cominciare a parlare.
È molto frequente che a consulto giungano pazienti che son già ricorsi a diversi medici e trattamenti e, in base all'andamento o all'aggravamento della propria malattia, decidono di tentare altro senza sapere bene di cosa si tratti.
Uno degli atteggiamenti più frequenti è quello di appoggiare sul tavolo la TAC cerebrale,prima ancora di fare una domanda, come se si trattasse di una diagnostica dell'iride o per saggiare la professionalità del terapeuta.
È bene osservare attentamente la TAC per poi rivolgersi a domandare, in modo più diretto: "Qual'è il motivo della sua visita?"
Dinnanzi a tale insistenza, il paziente di solito comincia a parlare, a raccontare la storia della sua malattia.
Quando hanno raccontato cosa sia per loro la malattia - sulla quale vanno annotati tutti i dati con i giusti nomi - trattiamo non la malattia, ma la persona che richiede un aiuto.
Hamer raccomanda di trattare i pazienti come se fossero nostri famigliari. Con calore. Senza superbia. Considerando che sebbene possano apparire sfiduciati, restii, sospettosi o disinteressati, essi sono qui con tanta speranza e molto impauriti.
Si stringe con vigore e sincerità la loro mano, li si possono abbracciare al momento del saluto. Ripongono tante speranze nel terapeuta. Va loro ricordato che si farà tutto il possibile per aiutarli. Non è necessario mentire sul loro stato, ma nemmeno abbatterli con parole gravi con la scusa di "dir loro la verità". Nessun terapeuta possiede la immutabile verità ne la soluzione ad ogni problema. Il terapeuta è un investigatore che lavora su ciò che è, non su ciò che dovrebbe essere.
Non si può essere più di quello che si è. Ne loro come pazienti, ne i terapeuti (che hanno tante cose che non conoscono sul mistero della vita).
Il paziente deve descrivere al medico la sua malattia, non la sua vita. Il medico deve dare al paziente la sua esperienza e la sua guida, non le sue ipotesi. Vediamo come offrire questa assistenza.

1.1 I dati personali

Nel momento di raccogliere una storia, la prima cosa da farsi (di persona e non da parte di una segretaria) è chiedere alla persona i propri dati personali. Si ascolterà attentamente come vengono detti, la forma con cui vengono pronunciati, il tono con cui viene pronunciato il proprio nome, se ci scherza sopra. Tutti i dati consentono di capire molto sullo stile di vita della persona. Se è sposata, se ha figli. Se vive da sola. Che lavoro fa'. Verrà osservato il modo di sedersi, se appoggia il braccio sulla spalliera, se si avvicina alla scrivania, se sembra dominare la scena.
Si può annotare l'impressione ottenuta dal terapeuta nel vedere la persona. Se pensa molto prima di rispondere, se guarda il suo accompagnatore prima di parlare, se si mostra inquieta.
Tutti i dati ottenuti al primo impatto, possono essere molto utili. Se nello stringergli la mano, questa risulta fredda, sudata o se mantiene le distanze nel salutare, ecc.

1.2 Motivo della consultazione

Nella motivazione della consultazione, verrà registrato quanto trasmette la persona. Lo si annoterà letteralmente: "ho una massa nel polmone", o "ho un malaccio nell'intestino". Dopodiché chiariremo la diagnosi con la terminologia abituale.
Se la persona non risponde, si riproporrà la stessa domanda. La frase "Che altro?" è quella più impiegata durante l'intervista. È necessario che la persona parli per poterlo ascoltare.

1.3 Malattie attuali

Si deve precisare la data di inizio dei sintomi o quella degli esami eseguiti.
Prima di ogni riflessione, si domanderà il sentito delle persona in quei momenti. Quanto tempo è trascorso tra l'inizio dei sintomi e la diagnosi. Se la persona ha percepito dubbi o gesti allarmanti da parte dei medici o dei famigliari. Si dedicherà tutto il tempo necessario ad ascoltare la relazione della persona. Non importa se "si prendono altre strade". Le "altre strade" possono offrire molte importanti informazioni.
Si deve osservare attentamente come si esprime la persona quando parla della sua malattia. Se lo fa' piangendo, se sembra che parli di un'altra persona, se non mostra emozioni mentre lo dice, se traspare panico, disperazione, ottimismo. Se gli costi parlare della sua malattia "come se non desiderasse nominarla".
Non si tratta di ascoltare solo per consentire alla persona di scaricarsi. La forma d'ascolto incide profondamente nella visione che la persona da' a quanto gli sta' succedendo. Occorre concedergli tempo.
Rimanere in silenzio quando si commuove e sorridergli per rincuorarlo, guardarlo con affetto, senza mostrare pena. Lo sguardo del terapeuta è fondamentale nella valutazione che la persona da alla sua malattia. Si può dire che oltre alla esperienza (come mera ripetizione di atti), sia necessaria un po' di arte dell'ascoltare e nel guidare l'intervista. Non è improbabile che una intervista mal eseguita o mal guidata, possa causare nuovi conflitti o attivare conflitti latenti. Non si deve MAI incutere paura o apprensione. L'immagine del terapeuta deve infondere sicurezza, ma non distacco.
Il terapeuta deve dare indicazioni, mai ordini. Il rispetto è molto diverso dall'obbedienza. Il terapeuta va rispettato, ma non gli va' obbedito ciecamente. Frasi come: «Se non esegue il trattamento indicato, morirà!» o «Se non pratica questi trattamenti alternativi, non venga più da me!», demolisce la dignità della professione e manca alla missione principale del terapeuta.

Una volta che il paziente ha parlato della sua malattia e del suo stato fisico per il quale ha consultato il terapeuta, gli verrà chiesto come sia il suo carattere, il suo modo di essere.

1.4 Carattere

Questo genera rapidamente una sdrammatizzazione di ciò che è stato detto finora, mentre sorprende il paziente, che non è solitamente preparato a parla di se, ma della sua malattia. Solitamente, se accompagnato, chiede il supporto dell'accompagnatore. Se viene solo, solitamente dice che non sa' cosa dire. Gli va' chiarito che è intenzione del terapeuta conoscerlo per sapere come aiutarlo meglio e che è fondamentale che le definizioni su di se, le dica egli stesso.
Se è impegnativo farlo, invece di aspettarlo pazientemente, si comincia con il fargli alcune domande. Se è irritabile, impulsivo o riflessivo. Se gli impulsi si esprimono con azioni o se "manda giù". Che opinione ha di se stesso?
Gli saranno chiesti degli esempi sul suo comportamento rispetto a ciò che considera ingiusto. Se nelle discussioni con gli altri si mette da parte o tenta di conciliare. Se l'irritabilità sparisce rapidamente o se è faticoso tranquillizzarsi. Se preferisce la solitudine o se questa lo angustia.
Si parlerà delle paure riguardo alla malattia, alla solitudine, alla morte.
Si cercherà di sapere se nel proprio lavoro e in casa sua sia ordinato. Se è meticoloso, metodico. Se è puntuale o se arriva sempre in ritardo. Può esteriorizzare ciò che percepisce? È affettuoso, espressivo? Gli costa mostrare i suoi sentimenti? Quando è nervoso preferisce che nessuno lo cerchi? Cerca di parlare dei suoi problemi con i propri cari? Si sente considerato o non desiderato sufficientemente?. È possessivo nei suoi affetti?.
Ci si occuperà delle sue abitudini. Cosa gli piace mangiare? È sedentario? Ha abitudini di tossicodipendenza? Ha sogni ricorrenti o che ricorda?

Sono queste domande e altre che permettono di delineare il carattere e la personalità di chi sta' soffrendo per una malattia.
Con le sue risposte si potrà costruire la "sua forma di stare al mondo", che aiuterà a capire il perché si sia ammalato, a capire il sentito della sua malattia e ad aiutarlo a intraprendere il cammino della guarigione. Inoltre, le sue risposte possono orientarci sul tipo di costellazione che si accompagna alla malattia. Un depressivo con fasi maniacali è molto probabile che abbia un Focolaio di Hamer (FH) nella zona de bulbo duodenale (difficoltà nell'assimilare contrarietà territoriali) che si colloca nella corteccia temporale destra, in costellazione con un FH nella zona del retto (non sapere che decisione prendere) che si colloca nella corteccia temporale sinistra.
Alcuni che descrivono le sensazioni di levitazione o di fluttuare, avranno un FH nella zona frontolaterale destra, che corrisponde ai bronchi (paura davanti ad una minaccia di territorio), in costellazione con un FH nella zona frontolaterale sinistra, che corrisponde alla laringe (paura o panico davanti ad un pericolo inaspettato).
Un altra persona che pare essere "bruciato" dal punto di vista emozionale, orienterà verso blocchi negli emisferi frontale e occipitale. Tutto questo verrà considerato nell'osservare la TAC cerebrale, dove potranno vedersi o meno i FH che l'intervista ha anticipato.

1.5 Test dell'applauso

In questo momento è fondamentale chiedere al paziente di applaudire, per osservare quale sia la mano che sta' in alto, poiché essa definisce la dominanza cerebrale. Se è destrimane, applaudirà con la destra e se è mancino lo farà con la sinistra.
Per conoscere la lateralità e la sua implicazione nella malattia sarà necessario sapere se sta' assumendo farmaci che posano cambiare la dominanza cerebrale (anovulatori, citostatici) e valutare l'età posseduta (pubertà, menopausa).

1.6 Lettura della TAC

Successivamente si valuteranno le immagini TAC cerebrali, tenendo conto delle informazioni preziose che derivano da essa. FH attivi o con edema. Anelli congelati. Glia in eccesso, costellazioni, etc.
L'osservazione della TAC cerebrale si deve fare con molta attenzione e richiede una conoscenza profonda delle immagini normali e patologiche del cervello. Se non si possiede sufficiente esperienza, è meglio studiare e non tentare di identificare FH in ogni artefatto tecnico che possa comparire.
Le TAC sono soggette a interpretazione. Si devono relazionare alla clinica e non fare della sua lettura, la cosa più importante dell'intervista. Se l'informazione può essere utile al paziente, gli va' comunicata. A volte l'osservazione di un FH va' spiegata alla persona, in modo che si crei in essa una nuova dimensione della sua malattia, che va' al di la' dell'organo colpito. A seguire, con le TAC di controllo, sarà possibile osservare l'evoluzione che tranquillizzerà il paziente sulle sue prospettive future.
Non sempre è facile vedere un FH. Molti sono già scomparsi al momento della TAC. L'edema della conflittolisi viene percepito meglio con il mezzo di contrasto e di solito offre dati tanto rivelatori, come il FH attivo. Lo stesso si può dire dei segni indiretti provocati dall'edema.

1.7 Esame clinico

Tanto utile come la TAC è l'esame fisico della persona. Il calore e il freddo delle sue mani, il polso, il suo tono muscolare. Nella NMG si usa palpare gli organi, osservare le radiografie, leggere le analisi di laboratorio, ecc. I dati che derivano da questi studi sono valutati alla luce delle 5 Leggi Biologiche e molte volte non hanno gli stessi significati e valori applicati dalla Medicina Ufficiale. In nessun modo la TAC rimpiazza la valutazione clinica, essendo quest'ultima la vera arte medica.

Una volta che si è ascoltata la ragione della consultazione, la storia della malattia, le caratteristiche personali del paziente e si siano osservate le immagini con le informazioni relative, il passo successivo è indagare nella storia della persona.

1.8 Storia della persona

Che si sappia o meno condurre questa parte della intervista, dipenderà dalla conoscenza delle 5 Leggi Biologiche della NMG. Si comincerà, come in qualsiasi anamnesi clinica, elencando le distinte malattie della sua vita e le reazioni della persona ad esse. Si annoteranno gli stati d'animo e i sintomi che sono comparsi fugacemente in epoche precedenti alla malattia attuale.
Sebbene che i sei mesi prima della comparsa della malattia siano quelli che si considerano più importanti nella sua comparsa, questi variano a seconda che la malattia sia di origine endo, meso od ectodermica. Se la diagnosi è stata casuale (indagini di routine, incidenti, medicina del lavoro) o se il primo sintomo comparso sia stato un sintomo di conflittolisi (ematuria, polmonite, ecc.).
Tutto ciò deve essere considerato per indagare sul conflitto evitando l'elaborazione di ipotesi troppo rapide che facciano coincidere ciò che non necessariamente coincide. È in questo momento che la TAC offre il maggior aiuto. Tuttavia è la parola della persona e lo stile con cui costruisce la sua storia che apre il cammino verso la corretta visualizzazione. Se devono considerare tutti gli aspetti della vita del paziente. LAvorativo, affettivo, famigliare, sociale. Se si conosce il suo modo di essere, è nella relazione con il suo ambiente il luogo dove andare a incontrare il suo o i suoi conflitti che l'hanno colto di sorpresa.
Nella storia della persona sorgerà nitida la storia della malattia. Dalla sua venuta al mondo (i suoi ricordi d'infanzia, le sue paure, le sue speranze) fino al giorno della visita. Riconoscere i suoi obblighi famigliari, le sue storie impossibili, i suoi desideri proibiti. Sarà utile ripercorrere la sua storia. La scuola, le sue fidanzate, il suo matrimonio. La relazione con il coniuge, con i suoi figli. Li sente come suo territorio? La professione, il lavoro, come li vive? Cosa è successo in essi? Ha vissuto cose sleali, ha mostrato competenza, ha vissuto separazioni, perdite? Si dovrà indagare come detective senza conformità. Immaginava che potesse accadergli una cosa così? Come è stata la sua risposta a quella cosa? Quando ha ricevuto la notizia, cosa ha fatto?.

1.9 I fattori secondari

Quali sono state le circostanze che hanno portato all'evento? Quelle persone, quei luoghi sono parte della sua vita?
Nelle lesioni che vengono diagnosticate dopo la soluzione del conflitto, è necessario sapere il fatto esatto e le circostanze che hanno scatenato la conflittolisi (CL). È molto importante, dato che molti tumori iniziano a crescere dopo la conflittolisi. Conoscere le circostanze e i fatti che hanno condotto la persona alla guarigione, ma anche i binari che l'hanno riportata alla riattivazione della malattia, possono aiutare la medesima a prendere coscienza dei fatti che si devono risolvere e delle situazioni da cui allontanarsi.

1.10 Storia familiare

Nella storia della persona si vedrà anche la storia familiare. Padre, fratelli, nonni. Come ricorda la convivenza con essi, distaccandosi dai miti familiari e dagli obblighi che ne sono derivati. Le morti dei suoi cari, i fatti che le hanno contraddistinte, le loro cause. Si andrà costruendo una "novella famigliare" nella quale la persona assumerà un rolo molte volte stabilito dalle generazioni precedenti.

1.11 Credenze

Verranno analizzate anche le sue credenze. Fondamentalmente occorre determinare che relazione la persona crede che ci siano tra la malattia e le cose che le sono accadute nella vita.
Ad esempio un paziente di 50 anni, fumatore, faceva una radiografia polmonare ogni sei mesi per poter "prevenire" il cancro al polmone. Accadde che a causa del licenziamento, non era più in grado di soddisfare le rate del mutuo e la banca era pronta a requisire la casa in cui viveva. Dopo la successiva radiografia, l'esito risultò positivo per un carcinoma epidermoide del polmone. "Lo sapevo che le sigarette mi avrebbero ammazzato!" fu la conclusione alla quale giunse.

Le credenze giocano un ruolo fondamentale nell'origine e nel trattamento della malattia. Se la persona crede che il cancro lo ucciderà (non importa se lo dice o lo crede), è poco probabile che il trattamento, qualsiasi esso sia, lo portrà alla guarigione. E' molto importante agire sulle credenze con la stessa enfasi con cui si approcciano le lesioni organiche.

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