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Attivazioni Biologiche
5 Leggi Biologiche e non solo!


Questa pagina ha solo finalità informative ed educative.
È fortemente consigliato avere una conoscenza basica delle → 5 Leggi Biologiche, in modo che le informazioni siano di più facile comprensione.
Questo articolo non sostituisce in alcun modo il consulto con medici specialisti oncologi.
Non sono contenuti suggerimenti su terapie o rimedi utili al trattamento del singolo caso. A tali fini si suggerisce la consultazione di operatori di dimostrata e affidabile preparazione.
Si declinano responsabilità di qualsiasi genere in relazione ad un uso improprio dei contenuti di questa pagina.

Rispettare i programmi della Natura

Uomo di 60 anni operato in precedenza per adenocarcinoma polmonare mucinoso del lobo inferiore destro. Dopo una resezione atipica nella quale è stato asportato l'intero nodulo, l'anatomopatologo riscontra una componente di invasività che convince l'oncologo a richiedere una lobectomia completa del lobo inferiore destro, con linfoadenectomia, al fine di completare una bonifica oncologica.
La mia veste in questo intervento è stata di infermiere assistente di sala.

Cos'è un adenocarcinoma polmonare?
È un carcinoma dell'epitelio ghiandolare che si trova, in questo caso, nel parenchima funzionale del polmone. È un tessuto di origine endodermica e la sua funzione è quella di secernere mucina, una secrezione collosa che favorisce l'inglobamento e l'isolamento dei corpuscoli estranei eventualmente veicolati dall'aria respirata e sfuggiti al filtro nasale. Questi corpuscoli verranno poi espulsi attraverso l'espettorazione. In termini più estesi, la sua funzione è di favorire la respirazione, ovvero l'assunzione del boccone respiratorio.
Essendo di derivazione endodermica risponde al programma speciale, biologico e sensato, innescato dal percepito conflittuale drammatico di "Panico della morte", ovvero al sentito biologico di rimanere senza respiro, la tipica rappresentazione della morte.
La finalità è quella di aumentare il campo polmonare funzionale per incrementare e/o migliorare lo scambio gassoso.

Quando si sente di rimanere senza respiro?
Ad esempio a seguito di una brutta diagnosi. Oppure quando si teme per la vita di coloro ai quali ci si sente legati in modo viscerale (figli, amici, genitori, ecc.). Oppure quando si è veramente corso un pericolo di vita, per se o per altri.
Le sfumature possono essere molte ed è per questo che occorre un approccio personalizzato e non standardizzato o basato su sterili protocolli.

Com'è l'evoluzione di questa alterazione?
Nel momento in cui la persona vive la crisi biologica, la sua psiche applica un valore conflittuale ("Panico della morte") che va ad impattare aree cerebrali non casuali, ma biologicamente sensate che, in questo caso, si trovano nel tronco cerebrale, nella parte posteriore a ridosso del quarto ventricolo. Questa area, sollecitata adeguatamente, stimola proprio i tessuti adibiti alla funzione respiratoria che sensatamente aumenteranno di volume ed efficienza.
Questa crescita durerà fino a che la persona mantiene il sentito di allarme A PRESCINDERE DA QUALSIASI COSA VENGA FATTA DA ALTRI PER ARRESTARLA! È il compito biologico che deve giungere comunque a conclusione. Questo giustifica la recidiva locale e la ricrescita del tumore. Se anche viene asportato tutto il pezzo anatomico, il conflitto rimane acceso ed in attività. Se c'è ancora disponibile del tessuto polmonare, questo verrà coinvolto fino a quando il dilemma non viene risolto.
Se ciò avviene, possono succedere due cose: la demolizione del tessuto suppletivo ad opera dei microbi (mycobatteri e funghi) e del sistema immunitario. Questa è la soluzione biologica.
Se i batteri non sono disponibili avviene l'incapsulamento/isolamento del tessuto ad opera dei tessuti contigui che erigono una barriera fibrosa. Questa è la soluzione non biologica.

La questione è che in entrambi i casi, potrebbero nascere dei pericolosissimi fraintendimenti radiologici. Sia che il tessuto venga demolito o che venga incapsulato, rimane visibile alla semplice radiografia del torace (nella soluzione biologica rimane un'area di calcificazione, in quella non biologica rimane proprio il tessuto meno radiotrasparente, generalmente visibile come un cerchio radioopaco) e questo può portare alla impropria e inutilmente allarmante diagnosi di "cancro del polmone". Questa diagnosi cosa può provocare?
Il nuovo innesco del conflitto di panico della morte che, per gli oncologi, è la ovvia e prevista recidiva del precedente tumore, oppure la presenza di un nuovo tumore polmonare che, invece, gentilmente e silenziosamente è guarito.

Reintervenire su un torace già operato non è mai facile. Le aderenze tra polmone e parete toracica sono pressochè regolarmente presenti. Sezionarle comporta sanguinamento e perdite aeree in cavità. Le aderenze tra polmone e formazioni mediastiniche (esofago, vena azygos, pericardio) è una complicazione seria che impone al chirurgo una grande tensione.
Tutto questo perchè?
Perchè non si conoscono le ragioni biologiche del cancro, ma si ritiene comunque giusta la sua asportazione a prescindere.
Talora mi chiedo se si opera perché c'è un tumore, o c'è un tumore per poter operare.
Mi chiedo se non sia il caso di aspettare, se sia invece utile accompagnare la persona verso la salute.
E d'altra parte anche il limitarsi ad osservare ha i suoi effetti collaterali. Se lo si tiene sott'occhio, si ammette che la cosa potrebbe sfuggire di mano e la persona finisce per convincersi che in un qualche modo è con l'acqua alla gola, quindi potrebbe rimanere senza respiro.
Se lo si asporta comunque e il conflitto non è risolto, dopo qualche tempo si torna al punto di partenza.
Insomma la condizione è affatto simpatica.

A mio parere, il parere di chi queste cose le vede, non è importante togliere la "malattia", ma è fondamentale immettere la salute.
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