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Il Dizionario*

13 consigli per la guarigione

Secondo il Dr. Ryke Geerd Hamer

Traduzione e adattamento di Giorgio Beltrammi
Dal sito www.facebook.com/SandraKordiDespertandonos

1. Non lasciarsi prendere dal panico e dagli attacchi di panico
Entrare nel panico farà sì che il centro di comando esegua un programma e stabilirà dove debba agire. In quel momento la persona perde la connessione funzionale coerente del cervello. molta gente muore nel panico. La persona non dovrebbe mai entrare nel panico, ne' scatenare in altri il panico. Si dovrebbe avere una enorme cura con chi ci sta intorno e specialmente chi è assistito da noi stessi.
AMIAMOCI! Amate voi stessi ed amatevi anche tra voi.
AMARSI ha un doppio valore terapeutico. Se una persona ama se stessa, anzitutto non avrà alcun conflitto con se stessa, ne' di svalutazione, ne di colpevolezza. Se si ama il prossimo , non ci saranno conflitti con gli altri.
NON ENTRARE NEL PANICO significa che la persona inferma non si deve mai spaventare e CHE IL TERAPEUTA MAI deve spaventare la persona malata. Entrare nel panico è acquistare un biglietto di sola andata.
Ad esempio: dire ad una madre in tono grave che suo figlio ha una leucemia, è un crimine. La leucemia non è una malattia! È il primo dei cinque passi biologici naturali di rigenerazione del sangue dopo un conflitto la cui risposta biologica è stata una anemia!
2. Sopportare la vagotonia
Intorno alle ore 22 si scatena normalmente l'impulso massimo della vagotonia. Il nervo vago è il più poderoso nervo dell'organismo: non c'è modo di vincere il sonno. È il nostro ritmo ancestrale: l'uomo è un animale diurno, nel suo codice biologico di comportamento, antico di quattro milioni di anni, è indotto a cacciare, raccogliere i frutti, agire di giorno e riposare di notte. È durante la notte che tutto è automatizzato in modo che l'organismo concentri il suo lavoro nel tubo digerente. Abbiamo meno attività cerebrali, cardiaca e respiratoria.
È normalmente nella notte che tutte le malattie si fanno più insopportabili, in quanto è in questa vagotonia che il cervello ripara meglio e può avere più edemi. Si può fare qualcosa per ridurre questi edemi, in modo che siano più sopportabili, ma solo ridurli. Se si tenta di impedirli, non avverrà la riparazione.
Se la vagotonia è molto forte, la testa può essere calda al punto tale che la persona può fare una doccia e non aver bisogno di asciugarsi i capelli, perché questi si asciugheranno molto rapidamente per via della termogenesi per conduzione. Questo succede quando la testa è "compressa" da edemi biologici: in questo momento OCCORRE ASSISTERE LA PERSONA.
3. Tutte le sere fare il bilancio della giornata
Occorre sapere se non si è "lavorato" troppo durante il giorno.
Se è così, occorre riposare obbligatoriamente il giorno seguente (per le malattie importanti come il cancro, la fibromialgia, l'artrite, ecc). Il malato deve curarsi. Può fare molte cose, ma deve occuparsi della propria malattia prima di tutto il resto. Non deve attendere che QUALCUNO O QUALCOSA LO CURI, deve essere motivato. C'è un doppio messaggio in ciò.
Deve occuparsi di se stesso, deve fare un ripasso della sua giornata, interessarsi alla vita, prendere nota, fare questo bilancio.
Se ha fatto troppo, deve riposarsi il giorno seguente, in quanto entra troppo in stress, in attività ed il cervello entra in simpaticotonia, impedendo la vagotonia riparatrice. In questo modo si impedisce la guarigione.
4. Tutte le mattine prendere una penna e pianificare la giornata
Si deve rispettare il piano e prevedere almeno 6 ore di riposo oltre a quello notturno. Queste sono le regole per i malati più gravi e devono lottare contro le proprie angosce. Il che lo potrebbe portare a partecipare a cose poco impegnative per dimostrare di poter fare come tutti gli altri. È UNA REAZIONE DI FUGA, è un gioco perverso.
DEVE CONCENTRARSI SULLA PROPRIA GUARIGIONE perché questa è possibile. Deve evitare di entrare nello stress dell'azione.
Con 6 ore di riposo, oltre a quelle della notte, si ha una sufficiente vagotonia.
Il cervello ha una forza straordinaria per curarci a dispetto di tutto quello che facciamo contro di lui (tra paure, liti, messaggi deprimenti o terribili che riceviamo durante il giorno e a causa delle azioni).
5. Fare sempre prima il necessario
Se questo oltrepassa le tre ore di sforzo fisico o psicologico, si deve scartare il superfluo e riposare, a cuor leggero in quanto si sta facendo ciò che corrisponde alla propria cura e non il contrario. La maggior parte della gente si deprime, si demoralizza, ha paura di riposarsi: hanno lo STRESS DEL PROPRIO PROBLEMA, DELLA PROPRIA DECREPITEZZA e QUESTO È UN CONFLITTO SECONDARIO MOLTO FORTE. "NON POSSO FARE NIENTE, QUINDI NON SERVO".
Fare ciò che è assolutamente necessario permette alla persona di dimostrare che esiste, ma occorre misurare il tempo. La persona malata desidera dimostrare che può fare, ma se passa le 3 ore di impegno fisico o psicologico, deve riposarsi.
La cosa migliore è leggere qualcosa di leggero, divertente, guardare film divertenti, potendoli vedere nelle quantità che più la soddisfano. È la terapia della risata, posto che si evitino i notiziari che riportano guerre, incidenti, attentati o filmati di morte e violenza. In modo del tutto inconscio si stressa eccessivamente con immagini liminali e subliminali.
DURANTE IL RECUPERO MI OCCUPO DI ME, MI AMO, MI CURO. È VITALE. È LA MANIERA GIUSTA DI CURARSI.
6. Rifiutare tutte le opposizioni
Recriminare, discutere con gli altri è uno dei drammi maggiori che garantiscono la ricaduta o impossibilità di curarsi.
"Necessito di loro, del loro aiuto e non della loro opposizione permanente". Questo sottrae calorie e forze necessarie al cervello per riparare e monopolizzare le energie per combattere, può esporre il malato al giudizio di chi lo attornia e queste persone non sanno nulla, parlano tanto per parlare, mentre il malato non si libera dallo stress.
Voglio ricordare una frase che Claude Sabbah attribuisce a suo nonno: "Se la gente che non ha nulla da dire tacesse, ci sarebbe un gran silenzio sul pianeta Terra. Sono sempre quelli che non sanno nulla che chiacchierano".
Stiamo parlando di una elevazione del livello di coscienza umana.
7. Privilegiare il riposo notturno
L'essere umano è un essere diurno. Tutti i suoi ritmi biologici basici sono programmati sulla base del ritmo solare.
Posto che per il malato la notte è normalmente il momento di maggior dolore, e in alcuni casi c'è l'angoscia inconscia di "Rimanere svegli o morire?" è abbastanza difficile mantenere questi ritmi. È necessario sdrammatizzare tutto questo. Inoltre, dato che durante il giorno non si è fatto quasi nulla, non si è sufficientemente stanchi per dormire bene. In tal caso non ci sono dubbi sul modificare l'orario del sonno.
Si deve privilegiare il riposo notturno nella misura del possibile, se questo non è semplice, non c'è da preoccuparsi a star svegli fino alle 2 o alle 3 di notte, guardando dei film o leggendo, assumendo uno o più caffè (che riduce anche l'edema cerebrale).
Successivamente, man mano che si migliora, si potrà tornare, un'ora al giorno, al proprio orario normale.
8. Mangiare in modo salubre e leggero
Insalate, frutta, cose crude, o cucinate alla griglia, in modo che siano facilmente assimilabili. Se si mangia molto, la digestione consumerà molte calorie che è meglio siano dirette alla guarigione. EVITARE ASSOLUTAMENTE L'ALCOOL IN VAGOTONIA.
9. Curarsi normalmente se compare il dolore
Si possono prendere rimedi allopatici e omeopatici come d'abitudine, ciò non metterà la guarigione in pericolo.
10. Attendere con pazienza il vero miglioramento
Se una persona non si spaventa per i piccoli o grandi inconvenienti della riparazione e attende riposando nel miglior modo possibile, il miglioramento arriverà.
Se si è passati dalla fase culminante della fase di riparazione, la persona manifesterà molti edemi che possono avere manifestazioni moleste, come dolori, vertigini, febbre se gli edemi si trovano nel tronco cerebrale, malessere.
Ciò NON DEVE SPAVENTARE LA PERSONA: non si tratta di cose gravi, ma dello sforzo della riparazione. Si deve aspettare pazientemente senza avere la convinzione di "essere segnati", altrimenti non c'è cura.
È il principio della persona che ha edemi nelle sue fibre e che con questi si aggrava nel tempo la sua capacità motoria, come nella sclerosi multipla, ade esempio. Data la nostra cultura ancestrale basata sulle apparenze delle malattie, questo ci crea il panico, ci porta a recarci in ospedale urgentemente, a subire iniezioni di cortisone in grandi quantità; il che cambia la persona perché vengono colpiti tutti gli edemi e allevia il dolore. Tuttavia la persona non viene curata e il processo ricomincia con più violenza.
11. Mai rimanere molto sotto il sole o con la testa vicino ad una fonte di calore
Il calore moltiplica per quattro le dimensioni dell'edema cerebrale. In questo momento, si esercita una enorme pressione e si corre il rischio di una crisi epilettica forte.
In generale si raccomanda al malato più grave, di evitare di esporsi al sole per un anno, anche al mare. Può stare all'ombra, bagnarsi, ma non di più. Se la testa si trova nei pressi di una fonte di calore, vale la stessa raccomandazione. È UTILE PORRE DEL GHIACCIO SULLA TESTA.
Il Dr. Hamer menziona un caso tipico: un imprenditore ha seri problemi perché la sua impresa è messa male nel mese di dicembre. In gennaio la moglie e i figli vanno in vacanza al mare per un mese. Il 15 gennaio l'uomo risolve il suo problema e salva la propria impresa. Va a ricongiungersi con la famiglia in spiaggia e si mette a prendere il sole: quello che lui non sa è che sta uscendo da un conflitto biologica di perdita di territorio. Egli quindi non conosce la relazione tra dolore di testa, il proprio conflitto e il sole che gli sta ingigantendo gli edemi cerebrali. Ha una crisi epilettica in spiaggia e viene portato via in ambulanza.
12. Se il problema è molto importante, raffreddare le parti dolorose e la testa
Se il fegato fa male ad esempio, occorre mettere del ghiaccio sopra il fegato e anche nella zona cerebrale di controllo del fegato, ovvero il tronco cerebrale, in corrispondenza quindi della nuca, nella parte superiore del collo. Se il freddo non calma il dolore dell'organo, allora si può applicare del caldo, MA SULLA TESTA VA SEMPRE IL GHIACCIO, SENZA ECCEZIONI. Si raccomanda l'acquisto dei "cold hot pack" e tenerne 4 a portata di mano: due nel congelatore e 2 sulla persona, in modo da poterli cambiare ogni ora.
Se è molto violento, porre il ghiaccio nei due luoghi e fare un bagno caldo dei piedi; la differenza di temperatura fa si che il liquido circoli in maniera meccanica, riducendo un po' l'edema.
13. Mai calmare troppo i sintomi
Si possono prendere analgesici o anti-infiammatori per rendere sopportabili i sintomi. I sintomi diventeranno meno intensi solo quando il centro di comando lo deciderà. La presenza dei sintomi è sensata e ci devono essere. È di capitale importanza.
Ad esempio, se ci si taglia un piede con un vetro, il piede farà male mentre cicatrizza la ferita e sarà molto sensibile. È del tutto sensato, altrimenti si continuerebbe a camminare senza curarsi della ferita, che non guarirà. Il dolore ha la funzione di impedire alla persona di fare cose che impediscano la guarigione. Non va mai dimenticato che il cervello non si sbaglia, MAI. Se si ha dolore è perché il cervello ordina il riposo. È necessario rispettare questa intelligenza innata che ci ha permesso di sopravvivere da così tanti milioni di anni.
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