Attivazioni Biologiche

Agire, Reagire, Scappare & Co.

21 settembre 2021
Perla saggia:
Pensare senza agire
è come agire senza pensare

Giorgio Beltrammi

Sulle manifestazioni dell'umana esistenza si possono dire tante cose ed in questo articolo voglio enfatizzare quanto le riguarda.

Questo articolo è una elaborazione teorica e in quanto tale non rappresenta un metodo di indagine affidabile e provato. L'autore declina responsabilità in caso di un utilizzo arbitrario.

1. Agire

Dal latino "agère" = "spingere", e poi "fare, compiere un'azione".
Fare, operare in genere. Permette di accedere al concetto di Azione (dal latino actio, participio passato di "agire"). Operare, espressione e manifestazione della volontà; atto, attività.

L'azione, che è il risultato dell'agire, è frutto di qualcosa che nasce nell'individuo ma che non è determinata da un evento esterno al quale rispondere. L'azione è di per se', indipendente dall'ambiente esterno. Dipingere un quadro, scrivere una canzone o andare a fare una passeggiata, non sono azioni scaturite da qualcosa che minaccia l'individuo o che lo ha in qualche modo offeso, come avviene invece nella reazione. L'azione nasce da dentro l'individuo in risposta ai suoi bisogni personali.
L'agire risponde a emozioni e sentimenti, che sappiamo essere eventi psico-biologici, che riguardano l'ambiente interno dell'individuo e porta al compimento di una funzione biologica. In Natura non esiste l'agire per non fare, non è prevista l'azione per il non ottenere qualcosa. Un albero di pesche non agisce per non produrre le pesche; lui è sempre orientato a produrle se esistono le condizioni per farlo, ma non fa nulla per non produrle. In altri termini se l'azione viene computa, è per ottenere un risultato a favore dell'individuo nello specifico e per la vita in generale. Esempio lampante è l'atto sessuale. È effettuato per il soddisfacimento del bisogno di piacere dell'individuo, ma risponde anche al bisogno di prosecuzione della vita.
L'impossibilità (proibizione) o l'incapacità (inadeguatezza reale o percepita) all'agire, possono determinare la malattia.

Patologia dell'Agire
La malattia dell'Agire è la proibizione/impedimento e la percezione di incapacità/inadeguatezza.
Entrambe le situazioni possono derivare da stimolazioni esterne, ma anche da stimolazioni interne e una non esclude l'altra. Importante è capire se ci sono oggettivi impedimenti e oggettive incapacità o se questi sono soggettivi.
«Qualcuno o qualcosa mi impedisce di...»
«Qualcosa o qualcuno mi rende incapace di...»
L'impedimento agisce a livello ectodermico, cortico-motorio;
L'inadeguatezza agisce a livello mesodermico, cerebro-midollare;
Infine occorre definire se nel contempo la persona viva il Rinunciare, l'Evitare e il Subire

Reagire

Composto da "re" e "agire", ovvero agire in risposta ad altra azione e in senso contrario. Permette di accedere al concetto di Reazione ovvero Azione che si oppone ad altra azione. L'atto o il comportamento con cui si reagisce, si risponde a un'offesa, a una violenza, a cosa che si ritiene non giusta.

Rispondere a una stimolazione dell'ambiente esterno e in particolare, a una violenza, a un'offesa o a una provocazione, con un'azione o un comportamento intesi a contrastarla, a difendersi e rivalersi.
La reazione, che è il risultato del reagire, è frutto di qualcosa che nasce nell'individuo ma che è determinata da un evento esterno al quale rispondere. La reazione non è di per se', è dipendente dall'ambiente esterno. Contrattaccare, vendicarsi, sono azioni scaturite da qualcosa che minaccia l'individuo o che lo ha in qualche modo offeso. La reazione nasce da fuori l'individuo in risposta alle azioni o agli eventi esterni.
Il reagire risponde a emozioni e sentimenti, che sappiamo essere eventi psico-biologici, che riguardano l'ambiente esterno all'individuo e porta al compimento di una funzione biologica. Diversamente dall'agire, esiste il reagire per non fare, come fa il coniglio che si immobilizza completamente per evitare l'attacco dell'aquila. Se l'agire è orientato alla promozione della vita ed al perseguimento del piacere, il reagire è orientato alla difesa ed al mantenimento della vita in se' e per se'. Agisco per essere felice, reagisco per sopravvivere.
L'impossibilità (proibizione) o l'incapacità (inadeguatezza reale o percepita) al reagire, possono determinare la malattia.

Patologia del Reagire
La malattia del Reagire è la proibizione/impedimento e la percezione di incapacità/inadeguatezza.
Entrambe le situazioni possono derivare da stimolazioni esterne, ma anche da stimolazioni interne e una non esclude l'altra. Importante è capire se ci sono oggettivi impedimenti e oggettive incapacità o se questi sono soggettivi.
«Qualcuno o qualcosa mi impedisce di...»
«Qualcosa o qualcuno mi rende incapace di...»
L'impedimento agisce a livello ectodermico, cortico-motorio;
L'inadeguatezza agisce a livello mesodermico, cerebro-midollare;
Infine occorre definire se nel contempo la persona viva il Rinunciare, lo Scappare e il Subire

Scappare

Probabilmente dal latino "ex cappare", ovvero uscire dalla cappa, fuggire, scampare, guizzare fuori, sottrarsi. Relativo anche al termine calappio che significa trappola.
Darsi alla fuga per paura o per viltà, per evitare un pericolo, una punizione, un danno. Fuggire dal luogo in cui si è rinchiusi o costretti a stare. Allontanarsi arbitrariamente dalla famiglia, sottraendosi ai propri doveri civili, morali e sociali. Sfuggire.

Scappare ha la finalità di proteggere e conservare la vita, non è una reazione - che prevede affrontare chi ci ha offeso o minacciato. Per definizione lo scappare è legato a tre fattori fondamentali: l'opportunità, il tempo e l'energia impiegata.
Occorre cogliere il momento giusto per scappare, quindi occorre essere molto accorti e svegli. Occorre farlo nel minor tempo possibile per evitare la reazione del carceriere o del predatore ed infine occorre esprimere una grossa quota energetica affinché ci si possa mettere al sicuro.
Mettere insieme e coordinare questi tre fattori è difficile e impegnativo ed in ogni caso sono fattori che hanno delle limitazioni oltre le quali diventano un grave problema.
L'opportunità è labile, il tempo non gioca a favore del fuggitivo e l'energia del fuggitivo è limitata.
L'impossibilità (proibizione) o l'incapacità (inadeguatezza reale o percepita) allo scappare, possono determinare la malattia.

Patologia dello Scappare
La malattia dello Scappare è la proibizione/impedimento e la percezione di incapacità/inadeguatezza.
Entrambe le situazioni possono derivare da stimolazioni esterne, ma anche da stimolazioni interne e una non esclude l'altra. Importante è capire se ci sono oggettivi impedimenti e oggettive incapacità o se questi sono soggettivi.
«Qualcuno o qualcosa mi impedisce di...»
«Qualcosa o qualcuno mi rende incapace di...»
L'impedimento agisce a livello ectodermico, cortico-motorio;
L'inadeguatezza agisce a livello mesodermico, cerebro-midollare;
Infine occorre definire se nel contempo la persona viva il Rinunciare e il Subire

Resistere

Dal latino "Re" (addietro) e "Sistere" (fermarsi), fermo, star saldo. Non cedere all'urto, alla spinta di altri corpi.
Opporsi a un'azione, contrastandone l'attuazione e impedendone o limitandone gli effetti. Avere la capacità e la proprietà di sopportare agevolmente, senza conseguenze negative, azioni e forze, condizioni e fattori normalmente avversi e dannosi.

Resistere è una forma di reazione che si riflette all'interno della persona che la esercita. Non potendo o non sentendosi in grado di reagire, la persona usa le proprie caratteristiche psico-fisiche per sopportare l'azione altrui o le proprie volontà interiori.
Resistere non è solo verso l'esterno o verso l'aggressore, ma resistere è anche verso se' stessi, in funzione di contrastare le proprie pulsioni, le proprie volontà di azione e di reazione.
Resistere alle pulsioni sessuali, alle tentazioni alimentari, alle sollecitazioni pubblicitarie è una reazione contro se' stessi;
Resistere alle invettive della moglie, alle lagnanze del proprio datore di lavoro, alla presenza fastidiosa di un marito petulante, alle intemperanze dei vicini, è una reazione verso l'esterno;
e tutte queste resistenze sono per lo più determinate da questioni educative, etiche, morali, sociali, politiche e di altro genere, ma certamente non funzionali alla propria psico-biologia.
Inoltre il resistere è l'incarnazione dell'immobilità e dell'arresto del flusso vitale, cose che sono contrarie al flusso quantistico universale. Come per tutto ciò che esiste nell'Universo, anche per l'umano non è possibile rimanere immobile. Il resistere a tempo indeterminato è di fatto contrario alla salute.

Patologia del Resistere
La malattia del Resistere è l'insensibilità alla propria condizione e la percezione che il piacere e il riposo siano proibiti.
Entrambe le situazioni possono derivare da stimolazioni esterne, ma anche da stimolazioni interne e una non esclude l'altra. Importante è capire le origini della proibizione al piacere e l'origine educativa del "senso del dovere".
«Devo mantenere la posizione, altrimenti...»
«Non posso concedermi il riposo altrimenti...»
Il senso del dovere agisce a livello mesodermico, cerebro-midollare;
Infine occorre definire se nel contempo la persona viva il Rinunciare e il Subire

Evitare

Dal latino "e victare" che significa schivare. Sottrarsi con prudente accorgimento a cosa dannosa.
Cercare, procurare, fare in modo di non fare o ricevere, o incontrare, subire, provocare, ecc. cosa sgradita, o che potrebbe recare danno o molestia, o che per qualsiasi motivo costituisca o appaia un male.

L'evitamento è una forma dello scappare, ma se per quest'ultimo l'individuo è in una condizione di prigionia e di pericolo "de facto", l'evitamento non presuppone che l'individuo sia già in trappola o sotto l'attacco di un qualcosa, ma fa si che la persona non si trovi in quella condizione. Se lo scappare è una condizione del presente, l'evitare è una condizione che prefigura il futuro.
Si scappa dalla prigionia e poi si evita di tornarci, per intenderci.
Tipica espressione dell'evitare è l'atteggiamento della persona allergica. Una volta che ha vissuto la reazione allergica, magari molto critica, da cui è riuscita a scappare, farà di tutto per evitare di incontrare nuovamente l'allergene e tutto questo è biologicamente sensato, ma certamente difficile. Infatti la persona deve stare sempre in allerta per evitare di incontrare il proprio nemico.

Patologia dell'Evitare
La malattia dell'Evitare è la costante tensione simpaticotonica che porta l'individuo a rimanere sempre all'erta, costringendosi a non vivere liberamente e compiutamente.
Questa situazione può derivare da stimolazioni esterne, ma anche da stimolazioni interne e una non esclude l'altra. Importante è capire se ci sono oggettive ragioni per rimanere nell'evitamento spasmodico.
«Devo stare attento a evitare...»
«Chissà cosa si nasconde in...»
La costante attenzione e quindi la paura di incappare in ciò che si vuole evitare, agiscono a livello fronto-corticale ectodermico;
Possono essere coinvolti i relè degli archi branchiali e dei dotti tiroidei;
Infine occorre definire se nel contempo la persona viva lo Scappare, il Rinunciare e il Subire

Rinunciare

Dal latino "re" (respingere) e "nunziare" (far sapere)
Cedere di propria volontà e con chiara decisione qualcosa che già si possedeva con pieno diritto.

Rinunciare richiama i concetti di scappare e di evitare. La persona cede attivamente qualcosa di suo per ottenere diverse condizioni: evitare la disputa per quella cosa, fuggire dalle ritorsioni altrui.
Rinunciare comporta il cedere una porzione di felicità e serenità. Si rinuncia ad una fetta di felicità per rendere felice qualcun altro (azione proattiva), ma si può rinunciare a qualcosa per non perdere del tutto la felicità (azione conservatrice).
Nel primo caso la felicità e l'omeostasi del rinunciatario non sono scosse o minacciate o lesionate, ma potrebbero essere aumentate proprio per l'aver reso felice qualcuno di proprio interesse (rinunciare ad un pollo intero mangiato da soli, per condividerlo con qualcun altro con cui fare due piacevoli chiacchiere aumenta la quota di felicità personale e in generale).
Nel secondo caso invece la persona si difende e, nel rinunciare a qualcosa che è suo diritto, può innescare la sensazione di ingiustizia e i fenomeni legati alla rabbia. La quota di felicità precipita e aumenta la quota di rancore che è l'opposto della gioia.

Patologia del Rinunciare
La malattia del Rinunciare è il mancato soddisfacimento, il mancato scarico energetico accumulato nella fase CA. Rimane un bisogno biologico inespresso e insoddisfatto.
Può derivare da stimolazioni esterne, ma anche da stimolazioni interne e una non esclude l'altra. Importante è capire se ci sono oggettive ragioni per rinunciare a ciò di cui si ha bisogno.
«Ma si, posso farne anche a meno...»
«La felicità non è in questa cosa...»
La rinuncia e il carico energetico inespresso possono agire sulle aree corticali (relè delle cellule Beta del pancreas), ma anche sulle aree motorie corticali e sul midollo cerebrale;
Infine occorre definire se nel contempo la persona viva il Resistere e il Subire

Subire

Dal latino "sub" (sotto) e "ire" (andare). Soggiacere, sostenere, soffrire.
Essere costretto a sopportare cosa che sia imposta, non voluta né gradita, e che comunque comporti sacrificio, dolore, danno.

Il subire è una forma di resistenza, ma a diversità di quest'ultima che è una reazione quindi qualcosa di attivo, il subire è qualcosa di passivo più incline alla rinuncia. Nel subire entra in gioco il dolore e la sofferenza per cui la persona non ha alcuna opzione di resistenza e di reazione ed ancor meno di azione. Subisce chi ha a che fare con forze soverchianti, inaffrontabili di fatto. Tuttavia il subire può comportare una finalità benevola e proattiva.
In Natura non è un caso che la leonessa uccida il membro più debole di un branco di prede. Questo individuo debole subisce l'attacco e la morte ma con un fine sacro, ovvero quello di concedere al proprio branco di fuggire e portare in salvo i più forti ed i più giovani. D'altra parte la leonessa rinuncia a cacciare il più forte per non trovarsi poi a non riuscire nemmeno a mangiare il più debole.
Il subire quindi ha una finalità, come tutte le azioni analizzate finora. Diventa un subire non-biologico quando non ci sia una finalità, ovvero se il subire è fine a se' stesso.

Patologia del Subire
La malattia del Subire è l'impedimento e la percezione di incapacità/inadeguatezza al difendersi e reagire.
Entrambe le situazioni possono derivare da stimolazioni esterne, ma anche da stimolazioni interne e una non esclude l'altra. Importante è capire se ci sono oggettivi impedimenti e oggettive incapacità o se questi sono soggettivi.
«Devo subire questo in nome di...»
«Sono troppo sfigato per oppormi...»
Il subire agisce a livello mesodermico, cerebro-midollare;
Infine occorre definire se nel contempo la persona viva il Rinunciare e il Resistere

Conclusioni

Perché ho scritto tutta questa roba?
Perché credo che la maggior parte delle persone, con sintomi e disfunzioni psico-organiche, siano in quella situazione per problemi legati ai concetti che ho espresso e che il loro stato sia determinato in larga parte da percezioni soggettive, più che da condizioni oggettive. Credo che molte persone pratichino un tragico autolesionismo e che per molte di loro forse basterebbe una analisi reale della loro condizione, per poter uscire dall'angolo buio in cui si sono rannicchiate.

Un buon punto di partenza potrebbe essere chiedersi: Come diceva Gurdjeff:
Se conosci ciò che è male e seguiti a farlo,
commetti un peccato che è difficile perdonare
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