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Demenza e Malattia di Alzheimer

14 aprile 2019
Perla saggia:
Lo scienziato non è l'uomo che fornisce le vere risposte;
è quello che pone le vere domande.

Claude Lévi-Strauss

1. Cosa sono

La maggior parte delle demenze non definibili come Malattia di Alzheimer (MA), sono di origine vascolare. Sono causate da mancata o ridotta perfusione sanguigna del cervello. Questi quadri clinici sono meno frequenti di quelle dovute a M. di Alzheimer e hanno un decorso definito irreversibile. La MU non ha trattamenti efficaci, ne' accorgimenti di prevenzione e per questo, come per quasi tutte le malattie, pone l'accento sulla diagnosi precoce.
La condizione particolare di questo tipo di demenza, è l'avvenuta ipoperfusione di aree cerebrali, sia in una unica manifestazione di grandi dimensioni (infarto cerebrale esteso), sia in forma di piccoli e ripetuti fenomeni ischemici.
Per determinare la Demenza Vascolare (DV) occorre che siano interessate zone talamiche, i lobi corticali parietali, le aree ippocampali, le amigdale.
LA DV può verificarsi in concomitanza della MA e non è chiaro quale dei due tipi di demenza sia l'innesco per l'altra. Si è riscontrato che la DV si verifica anche quando nelle pareti dei vasi cerebrali si deposita una sostanza proteica chiamata betamiloide, che si riscontra anche nella MA. Quindi la DV può essere la conseguenza della MA, ma queste placche amiloidi si riscontrano anche in persone attempate che non mostrano alcun segno di demenza.
In definitiva le origini della DV sono ignote, come ignote sono le relazioni tra placche di betamiloide e il funzionamento cognitivo. In soldoni la MU non ha ancora capito nulla sulle DV.

La MA è la forma più comune di demenza e non è di origine vascolare, sebbene che la maggior parte degli affetti abbia più o meno grandi alterazioni cerebro-vascolari. Le cause di questa alterazione dello stato cognitivo, come per la DV, sono ignote. Ci sono evidenze che nel cervello del colpito da MA si riscontrino delle placche di proteina amiloide che causerebbero una alterazione nella neuroplasticità, ovvero nella rigenerazione, metabolismo e fisiologia dei neuroni che, progressivamente muoiono, rarefacendo la popolazione funzionale della corteccia e non solo.
Come per la DV le cure impiegate mostrano solo piccolissimi effetti benefici, non riuscendo comunque a invertire il processo o almeno a fermarlo.

2. Come si manifestano

Questo è il capitolo di maggior interesse per la nostra trattazione. Elencherò i sintomi e a fianco il significato da un punto di vista bio-emotivo.
Tipicamente i sintomi sono divisi per fasi (The Merck Manual of Diagnosis & Therapy, pagina 1841):

Iniziali

(1) Alterazione della memoria recente; difficoltà ad apprendere nuove informazioni.
(2) Difficoltà lievi del linguaggio (trovare le parole), sbalzi d'umore.
(3) Iniziali problemi con le normali attività per se' stessi. Difficoltà nel pensiero astratto, nella introspezione o nel giudizio.
(4) Sono persone che reagiscono con irritazione, ostilità e agitazione alla progressiva perdita di indipendenza.
Possono comparire:
  • Agnosia: Difficoltà a riconoscere oggetti, senza alterazione della sensorialità
  • Aprassia: Difficoltà a ripetere attività motorie già apprese in precedenza, senza alterazioni motorie
  • Afasia: Difficoltà nel linguaggio e nella sua comprensione
In queste prime fasi la socialità non è compromessa, ma i famigliari si accorgono di alterazioni comportamentali e affettive.
(1) La perdita della memoria recente sta ad indicare l'ennesima attivazione delle aree corticali e limbiche. La persona dimentica la sofferenza per l'ennesimo evento traumatico relazionale che la coinvolge.
(2) L'incapacità di trovare le giuste parole indica che non riesce più ad esprimere il proprio disappunto, è proibito dire ciò che prova, inibisce le parole che vorrebbe dire.
(3) La progressiva incapacità di accudire se' stessa, indica che la persona chiede aiuto, l'estremo modo per esprimere il proprio dramma, anche per forzare gli altri a prendersi cura di lei.
L'apatia o la depressione indicano il coinvolgimento delle aree temporali, ma anche del tronco cerebrale, del sistema limbico. Appare migliore l'opzione di non agire, di non fare nulla, di non esprimere il proprio disagio, per non incorrere in nuovo dolore.
(4) L'aggressività e l'agitazione, l'ostilità, sono tentativi di ottenere o riconquistare ciò che si è perduto ingiustamente o repentinamente. Se non basta la diplomazia serve l'aggressione.
  • L'Agnosia è la scelta biologica estrema di non riconoscere oggetti o persone che sono alla base delle conflittualità irrisolte o reiterate. "Se non posso allontanarlo o avvicinarlo, meglio non sapere più chi o cosa è!"
  • L'Aprassia è la scelta biologica estrema di non effettuare quelle azioni che sono all'origine dei conflitti irrisolti o recidivanti. "Meglio non fare quello che mi crea brutte conseguenze!"
  • L'Afasia è la scelta biologica estrema di non ripetere le parole o riconoscere le parole che hanno causato i conflitti irrisolti o recidivanti. "Meglio non ripetere le parole che mi causano problemi", "Meglio non capire ciò che mi fa così tanto male!"

Intermedi

La persona è incapace di imparare e ricordare nuove informazioni. La memoria remota è alterata ma non persa del tutto. Possono richiedere aiuto per espletare attività semplici (lavarsi, mangiare, vestirsi, evacuare). Possono diventare ansiose, irritabili, egoiste, inflessibili, o più facilmente arrabbiate, oppure possono divenire passive, depresse, indecise, mancanti di spontaneità, o incapaci di socializzare. I disturbi del comportamento possono amplificarsi: possono divenire improvvisamente agitate, ostili, non cooperative o fisicamente aggressive. Possono perdere del tutto il senso del tempo e dello spazio in quanto non possono usare efficacemente i normali riferimenti ambientali e sociali. Spesso si perdono, non riuscendo a trovare la strada per il bagno o per la camera da letto. Sono in grado di camminare, ma si espongono a rischi caduta o ad incidenti per la propria confusione mentale. Possono comparire allucinazioni, paranoie, delirio di persecuzione ed il sonno è spesso disorganizzato.
Le manifestazioni intermedie non sono altro che intensificazioni di quelle iniziali.
Il disagio psico-cerebro-organico non ha trovato ancora soluzione e le manifestazioni fisiche testimoniano il perdurare dell'attività conflittuale. La persona è estremamente in crisi in ambito relazionale, territoriale e della propria identità.
Le costellazioni cerebrali possono coinvolgere più livelli e determinare una alterazione della bilancia ormonale, che giustifica l'alternanza di sintomi aggressivi e apatici.

Tardivi

La persona non riesce a camminare, ad alimentarsi o fare cose basilari quotidiane; possono divenire incontinenti. La memoria recente e remota è completamente perduta. Può non essere in grado di deglutire, andando incontro a denutrizioni, disturbi infettivi e ulcere da compressione. Con estrema difficoltà sono in grado di parlare.
L'ulteriore perdurare dei fattori conflittuali spinge i programmi SBS ad immobilizzare la persona e circoscrivere le proprie attività al puro sostentamento vitale.
La corteccia cerebrale relazionale è defunzionalizzata (perdita della memoria, del riconoscimento dei propri cari, del proprio ambiente).
Il livello mesodermico (Midollo cerebrale e cervelletto) è defunzionalizzato, per cui l'incapacità motoria e difensiva porta all'allettamento della persona che si chiude all'unica possibilità che le rimane, sostenere unicamente la propria vita biologica primaria (alimentarsi, evacuare).
È affascinante e interessante notare come la Demenza rappresenti un ritorno alle origini, un tentativo di riscrivere una vita intera da un punto di vista ontogenetico. Si può osservare questo ritorno con l'ottica dei foglietti embrionali. Immaginate che l'individuo abbia perso la sua stessa identificazione in qualità di essere umano ed immaginate che ad un certo momento la direzione verso l'evoluzione, inverta il suo flusso e involva. La perdita delle capacità cognitive e della coscienza di se, rimuove quella identificazione per cui quella persona era un essere umano. Si è perso il carattere distintivo tra animale ed essere umano. L'incapacità di riconoscere il proprio territorio, il mondo delle relazioni vissute fino a quel momento, l'incomprensione verso parole e messaggi, l'agire con rabbia od ostilità o con apatia e indifferenza, sono tutti indicatori che le funzioni ectodermo-corticali sono alterate, ridotte, disorganizzate.

3. Note di neurologia

Stante che ancora oggi non si sono comprese appieno le funzioni che si svolgono all'interno del cervello e da cosa sono mediate e avviate, quali sono le aree cerebrali finora riconosciute coinvolte nel generare una DV od una MA?

3.1 Locus coeruleus

Detto anche Punto blu, è un nucleo situato nel Tronco cerebrale. La sua colorazione è dovuta a granuli di melanina al suo interno.
Compartecipa decisamente alle azioni della noradrenalina nel Cervello, ed è interessato nelle risposte a stress e panico. Le stimolazioni sensoriali (olfatto, udito, vista, gusto e tatto) accelerano l'attività dei neuroni del locus coeruleus, strettamente collegato al sonno REM.
Quando si verifica un evento percepito sensorialmente, il locus coeruleus rilascia noradrenalina, che ha un effetto eccitatorio sui neuroni.

Il locus coeruleus si connette con: Queste numerose, cruciali connessioni fanno sì che tale nucleo sia coinvolto nella regolazione di:

3.2 Ippocampo

L'ippocampo è situato nella regione interna del lobo temporale. È inserito nel sistema limbico ed è coinvolto nella formazione delle memorie, nella trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine e nella navigazione spaziale.
Il suo danneggiamento può causare deficit di memoria e disorientamento. La persona è incapace di formare o mantenere nuovi ricordi.

3.3 Area Somestesica primaria

Area cerebrale che si trova nella zona parietale subito dietro l'area motoria. Le sue funzioni sono:

3.4 Area 7 di Brodmann

È una area corticale che si trova proprio dietro all'Area somestesica primaria. Partecipa alla localizzazione degli oggetti nello spazio. Fa da punto di convergenza tra vista e propriocezione per stabilire dove sono gli oggetti in relazione alle parti del corpo.

4. Quali sono le cause

Stante a quello che dicono i neurologi, le cause delle DV e della MA possono risiedere in fattori di rischio, il che allude al fatto che, in definitiva, una o più cause vere e proprie sono attualmente sconosciute.

4.1 Fattore Genetico

Il fattore ereditario della malattia di Alzheimer compare dal 49 al 79% dei casi. La maggior parte dei casi non presenta ereditarietà autosomica dominante e viene denominata MA sporadica, in cui le differenze ambientali e genetiche possono agire come fattori di rischio.
Leggendo le varie fonti disponibili si scopre che la statistica dice che l'ereditarietà è importante, ma non determinante. Che le alterazioni genetiche compaiono in alcuni gruppi di persone, ma non in altri e che non tutte le persone con le alterazioni genetiche hanno mostrato l'insorgere della malattia.
In definitiva il fattore genetico di rischio ha un valore relativo ed occorre porgersi una semplice domanda: "Cosa, di fatto, ereditiamo?". Ma soprattutto non si sa nulla sulle ragioni per cui questi geni si siano modificati.

4.2 Le Placche amiloidi

La diffusa distruzione di neuroni è teoricamente attribuita alle placche amiloidi, risultanti dell'azione della proteina beta-amiloide che agirebbe come una specie di collante che creerebbe una sorta di groviglio neurofibrillare. Questi "pasticci" cito-neurologici sarebbero responsabili della morte neuronale e conseguente atrofia cerebrale.
Anche in questo caso, nulla è dato sapere sulle ragioni per cui la Beta-amiloide si comporta in questo modo in qualche cervello e non in tutti i cervelli. Inoltre non tutti i cervelli con placche amiloidi appartenevano a persone con MA o DV.

4.3 Altre ipotesi

È stata chiamata in causa anche la Proteina Tau, una sostanza che entra in azione nella formazione dello scheletro cellulare dei neuroni. Una sua alterazione causerebbe una degenerazione dei medesimi. Cosa causi l'alterazione di questa proteina Tau, non è noto.
Anche la presenza di eccesso di rame sembra essere una concausa delle malattie in argomento. Cosa causi questo eccesso di rame non è noto.
Poi non poteva mancare la solita ipotesi microbiologica, precisamente la causa virale (herpesvirus HHV-6A e HHV-7). Perché questi virus attacchino le cellule neuronali è mistero assoluto. Forse chi fa queste ipotesi non conosce la Quarta Legge Biologica.

5. Secondo le 5 Leggi Biologiche

La DV e la MA sono alterazioni che coinvolgono l'intero sistema nervoso centrale, ad esclusione del midollo allungato. Per questa ragione sono coinvolte le funzioni di tutti i livelli cerebrali, con particolare riguardo alla Corteccia cerebrale, al Midollo cerebrale ed al Tronco.
Queste strutture vengono coinvolte mano a mano che la persona prosegue il suo viaggio nella sua vita. Evidentemente quella vita è costellata di fenomeni che portano tale persona a chiudersi sempre più, ad entrare in stallo o in stand by in attesa di chissà quale miglioramento.
La spirale descritta dalla vita di tale persona ha un andamento centripeto.

6. I Meccanismi della personalità

Chi ha già conoscenze di Enneagramma sa che ogni personalità può cadere nella sua involuzione, lasciando che la vita sia vissuta meccanicamente, senza esserne attrice originale. In questo modo le conflittualità si ripetono, 10, 100, 1000 volte, favorendo l'innesco del processo argomento di questo articolo. L'individuo precipita dentro se stesso chiudendo le porte alla vita gioiosa e ricca di esperienze.
Chi studia Enneagramma sa anche che ogni personalità può assurgere ad una vita conscia e stimolante, facendo esattamente ciò che evita di fare, agendo quindi in modo cosciente ed essendo attrice principale di ogni suo giorno. In questo modo le conflittualità note possono interrompersi, lasciando al cervello modo di riparare se' stesso. Ma soprattutto l'individuo comincia a vivere una vita libera, autentica, fatta di presente, senza catene che lo fissano al passato - pur terribile che sia stato - o ad un futuro che non esiste.
Conoscendo se' stesso, l'individuo può comprendere come slegarsi dalle sue dipendenze, prendendo finalmente la guida della propria vita.

7. Conclusioni

Sappiamo da tempo che i casi di Demenza, senile o meno, vascolare o di altro genere, sono in aumento. Come abbiamo visto il problema è molto complesso e le possibili conflittualità sono quanto mai intricate e difficili non solo da gestire, ma anche da capire.
Anzitutto non esiste la demenza fine a se stessa e uguale per tutti. OGNI SINGOLA PERSONA AFFETTA DA DEMENZA LO È DELLA SUA quindi non ci si deve MAI focalizzare sulla demenza perdendo di vista la persona che ne soffre (ammesso che ne soffra davvero e che la sofferenza non sia invece dei famigliari). Quella persona è già stata troppo persa di vista, non ha bisogno di continuare ad essere sfocata e stereotipata.
Non va inoltre dimenticato che quella persona ha perso di vista persino se' stessa, nascosta dietro meccanismi comportamentali che l'hanno condotta a non riconoscersi più ed a non riuscire nemmeno a parlarne. La dissociazione tra il suo animale interiore e la sua mente è pressoché totale. La sua essenza vera e le sue maschere non riescono più ad andare d'accordo.

Il dramma - tra gli innumerevoli ormai già vissuti ed i tanti ancora in atto - è che chi sta vicino ad una persona diversamente cosciente non capisce quel suo stato e crede che il proprio congiunto lo faccia apposta, almeno nel corso delle prime manifestazioni della "malattia". In quei primi mesi la persona è spesso fatta mira di derisione, irritazione, ulteriore abbandono, il che non la porta certo nelle migliori condizioni per racimolare ciò che è rimasto del suo cervello, anzi. Questo clima le impone di essere migliore, di non dare fastidio, di lottare, di essere in stress; o invece di lasciarsi andare, di chiudersi ancora di più, di tacere la sua tragedia.

È per ciò che questo tipo di alterazione andrebbe conosciuta prima che si avvii. E per tentare di evitare che si avvii, credo sia necessario conoscere noi stessi:

Lungi da me la convinzione di avere trattato esaustivamente un argomento così angoscioso. La stessa parola "Demenza" genera disagio, voglia di cambiare discorso. Mi ricorda tanto i Dissennatori (Dementors) del film di Harry Potter, gli esseri oscuri in grado di strappare dalla persona la felicità.

La verifica delle origini conflittuali di una "malattia" si fonda su una scrupolosa separazione dei sintomi e sulla puntuale cronaca offerta dalla persona "malata". Ma quando questa non ha le capacità mentali di comunicare e/o di comprendere le parole, il compito è difficilissimo.
Ma non impossibile.
Non è importante ciò che la persona ha perduto a se' stessa, ma ciò che ancora può recuperare e per questo possono essere d'aiuto i Fiori di Bach e l'Aromaterapia. Mi permetto di suggerire la Miscela di fiori AURORA.
L'idea è quella di aiutare la persona ad evitare le recidive attivatorie, che derivano verosimilmente dal vivere la stessa vita, fare le stesse scelte, essere sensibili alle solite dinamiche ed attuare gli stessi meccanismi comportamentali.
Questa miscela è indicata per le persone che hanno avuto diagnosi severe, sia che abbiano attuato una terapia o meno ed i rimedi che la compongono sono i seguenti:

come base emotivo-energetica, a cui aggiungere uno dei seguenti rimedi a supporto di particolari personalità: Naturalmente è possibile aggiungere altri rimedi, ma quelli suggeriti sono quelli con maggior significato.

Sul versante dell'Aromaterapia, possono essere utili questi aromi:
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