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Attivazioni Biologiche
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A proposito di...

Chi ha la verità?

Perla saggia:
Nel tempo dell'inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario.

George Orwell

Chi crede incondizionatamente e chi - altrettanto - è scettico.
Chi rivela la verità e chi la contesta perché non crede o non vuole che la sia.
Chi sta da una parte e chi dall'altra di una presunta verità.
Chi crede di appartenere alla fazione della "buona verità" additando tutti gli altri come cattivi mentitori.
Tutti estremismi senza un punto d'incontro; e d'altra parte come potrebbe esserci?

Nel paese della bugia,
la verità è una malattia.

Gianni Rodari

In questi anni ho visto e letto cose - nel mio lavoro e nella mia attività di divulgatore - che mi spingono a pensare che non è importante scoprire la verità e darle la dignità di essere riconosciuta e rispettata, ma di avere ragione nel dibattito e di condannare e ghettizzare chi si ritiene dire una presunta falsità.
È così perversa questa cosa, che non solo non si giunge ad una verità di incontro, rispettabile e onorabile, ma si crea una tale confusione da non riuscire più a riconoscere alcuna verità e a risalire alla ragione prima da cui è partito tutto.
«Ho ragione io e tu sei un bugiardo!»
«No, ho ragione io e tu sei un cialtrone!»
Mentre sotto questi isterismi da detentori della ragione, muore proprio la verità che si cerca che, come diceva Mao, è multiforme.

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte
e diventerà una verità.

Joseph Goebbels
Mi piace ripetere un aneddoto di Henry C. Lu:

3000 anni fa si usava la radice di Ginseng perché si riteneva che gli Dei e gli spiriti del corpo si rianimassero e gli ridonassero energia e vitalità. Era una verità indiscussa che nessuno si permetteva di mettere in discussione.
2000 anni dopo si usava ancora la radice di Ginseng perché si riteneva in grado di aumentare il Qi e il sangue attraverso la tonificazione di Milza, Polmone e Stomaco. Era una verità indiscussa, condivisibile all'epoca come lo è oggi.
1000 anni dopo ancora si è scoperto che nella radice di Ginseng c'è la ginsenina, in grado di aumentare la funzione mitocondriale di produzione dell'ATP. È una verità assodata, non meno delle due precedenti.

3000 anni fa si dava il Ginseng alla persona fiacca, pallida e avvizzita. 2000 anni dopo lo si dava alla persona fiacca, pallida e avvizzita. 1000 anni dopo lo si continua a dare alle persone fiacche, pallide, avvizzite e anemiche.
Il risultato non è cambiato. Ciò che è cambiata è la ragione mentale, il pensiero di fondo riguardante il perché il Ginseng funziona oggi come ieri.
Nel corso dei secoli ci si è evoluti e si è giunti a comprendere che non è importante capire la verità della verità, basta osservare l'effetto del Ginseng, ovvero tonificazione energetica ed ematica della persona che lo assume.

Per la Medicina Convenzionale (MC) e i suoi esponenti, esiste una sola verità, la loro, a prescindere dagli esiti che questa "presunta verità" offra alle persone. Le motivazioni che animano la MC sono, in definitiva, più importanti del risultato osservato, anche dopo decenni di osservazione.
È la cosa più stupida che l'intelligenza umana abbia mai potuto architettare. Ed ancor più stupido è il costante arroccamento delle parti coinvolte, che rifiutano ogni tipo di discussione e integrazione.

Chi non conosce la verità è uno sciocco,
ma chi, conoscendola, la chiama bugia,
è un delinquente.

Bertolt Brecht

Prendiamo, ad esempio, un fenomeno patologico banale e diffuso nella società moderna: la calcolosi biliare.
La MC dice che cause specifiche, identificabili, isolabili e riproducibili non ce ne sono. Non lo dico io, ma i libri che studiano i futuri medici. Si parla di fattori di rischio, di riscontri statistici, nulla di più.
La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) - la Medicina Alternativa oggi più consumata - dice che è determinata da fuoco di fegato (legato alla collera, alla stasi dell'energia nel fegato), stasi di Umidità e catarri (Tan) nella Vescicola Biliare. La Nuova Medicina Germanica (NMG) pone quale causa la recidiva di conflitti emotivi in cui domina la rabbia, il rancore, uniti a concetti di territorialità violata ingiustamente o rubata.

La MC non fa diagnosi causale, ma clinica usando l'ecografia, ovvero diagnostica il malessere della persona abbinandolo alla presenza dei calcoli, ma nulla riesce a capire sul perché si siano formati i calcoli.
La MTC fa diagnosi causale con l'osservazione, la pulsologia, la glossoscopia, l'interrogatorio.
La NMG fa diagnosi causale attraverso l'ascolto, l'osservazione, la deduzione, l'ecografia e gli esami ematici.

Le convinzioni,
più delle bugie,
sono nemiche pericolose della verità.

Nietzsche

La MC procede alla terapia - spessissimo imposta sbandierando complicanze, pericoli e conseguenze - con l'asportazione chirurgica della colecisti (metodica invero assai poco invalidante e ampiamente tollerata).
La MTC cerca di curare con Agopuntura, Fitoterapia e Dietetica in funzione di rimuovere le cause energetiche. Ricorre alla chirurgia quando sia strettamente necessaria (la colecistectomia si pratica anche in Cina, ma la persona può contare sulle due opzioni).
La NMG si avvale della terapia chirurgica se necessaria, ma impegnandosi ad aiutare la persona ad evitare le recidive (il vero problema), cambiando cose della propria vita che sono direttamente collegate con il senso biologico della bile e delle vie biliari.

I risultati?
Nell'approccio della MC l'asportazione della colecisti (che ha una funzione e un senso biologico) non toglie di fatto le ragioni alla formazione dei calcoli. La persona operata (come chi sta scrivendo) sta bene nella maggior parte dei casi, ma...

La Sindrome post colecistectomia si verifica circa nel 14% dei pazienti operati per asportazione della colecisti, per cui è buona norma che il chirurgo ottenga il consenso informato del paziente prima di procedere alla colecistectomia, spiegando quali siano le indicazioni all'intervento e quali le conseguenze che derivano dallo stesso.
Prima iniziare a parlare di tale sindrome, dobbiamo ricordare che la colecisti:
a) Raccoglie la bile durante i periodi tra i pasti
b) Dismette la bile al termine del pasto, consentendo un'ottimale digestione dei grassi.
Pertanto, la sua rimozione, non è certo scevra da complicanze, tanto più se non si è prima proceduto in alla bonifica della via biliare principale previa sfinterotomia endoscopica del caso. Infatti in questo caso potrebbe contemplarsi l'ipotesi che residui una calcolosi della via biliare principale con conseguente dolore epigastrico, nonostante sia stata operata la colecisti che rappresenta il serbatoio principali di fanghiglia biliare e di calcoli. Ancora si segnala nel paziente colecistectomizzato una sindrome caratterizzata da sensazione di pancia gonfia, digestione lenta e laboriosa, eruttazione acida e nausea, specie se il pasto è stato grasso. Classico esempio ne sia se il paziente ha consumato dei dolci con la panna o le uova: in questo caso un senso di nausea lo pervaderà intensamente.
Il termine “sindrome post-colecistectomia” (SPC) descrive la presenza di sintomi dispeptici dopo la colecistectomia. Questi sintomi possono rappresentare sia la continuazione dei sintomi che si pensava fossero causati dalla colecisti, per esempio dei calcoli o fanghiglia biliare che transita nelle vie biliari, nei soggetti predisposti alla calcolosi (cfr bilirubina) sia lo sviluppo di nuovi sintomi, alcuni dei quali causati proprio dalla rimozione della colecisti. SPC è causata da alterazioni nel flusso biliare dovuto alla perdita della funzione di “serbatoio” della colecisti.

Fonte: Medicina Online

Nell'atteggiamento della MTC - e parlo per esperienza personale - la persona sta bene perché si usano sostanze bio-farmacologiche con poteri antiinfiammatori e coleretici, ma le recidive non sono impossibili. Nel mio caso, dopo la diagnosi ecografica di calcolosi sintomatica della colecisti, ho assunto per molti mesi il preparato in pillole "Xiao Yao Wan" che mi ha permesso di non avere più coliche per 15 anni, prima dell'intervento.
Nell'atteggiamento della NMG la persona può ricorrere alla chirurgia - doverosa in caso di colecistite acuta - ma può impegnarsi a risolvere quelle conflittualità alla cui base c'è rabbia, livore e percezione di mancanza di rispetto e ascolto nei propri confronti. Anche in questo atteggiamento le recidive calcolotiche non sono scongiurate, se la persona continua a rimanere nella propria conflittualità.

Quindi dove sta la verità?
Se una persona vuole curarsi facendosi asportare la colecisti, padronissima. La sua verità è che si vuole affidare a qualcuno ed ai suoi strumenti di cura per guarire. Non è giudicabile, ne' criticabile, ne' nel giusto o nell'ingiusto.
Se una persona vuole curarsi con le erbe cinesi o di altra provenienza, padronissima. La sua verità è che prima di farsi mettere le mani dentro la pancia vuole tentare una via naturale ed energetica per guarire. Non è giudicabile, ne' criticabile, ne' nel giusto o nell'ingiusto.
Se una persona vuole prima tentare di cambiare la propria vita prima di farsi mettere le mani dentro la pancia, padronissima.
Vuole tentare di cambiare se stessa e la propria vita, proprio come la stessa vita aveva fatto cambiando il corpo (che ha prodotto i calcoli). Se l'ha cambiata in un certo modo, può fare qualcosa per cambiarla nuovamente. Non è giudicabile, ne' criticabile, ne' nel giusto o nell'ingiusto.
Tutte tre le scelte - ma ce ne sarebbero anche molte altre - sono fatte in base all'unica verità assoluta: quella posseduta e vissuta dalla singola persona, che è al di fuori del giudicabile, che è legittima, a cui va riconosciuto assoluto rispetto.

Questo discorso lo si può fare con tutte le malattie, tenendo sempre a mente che si deve tentare di curare la persona, non le convinzioni, le credenze, le paure, le convenienze (anche economiche) di chi si erge a terapeuta, medico o non medico che sia.

Concludo con una frase che credo sia quanto mai calzante e condivisibile, scritta da Ennio Flaiano:
Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l'errore e il contrario di un errore fosse la verità.
Oggi una verità può avere per contrario un'altra verità altrettanto valida, e l'errore un altro errore.
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