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Ho i miei limiti

29 marzo 2021
Perla saggia:
Gli uomini non sono saggi in proporzione tanto all'esperienza
quanto alla loro capacità di fare esperienza.

George Bernard Shaw
Parole chiave: limiti, confini, soglie
Questo elaborato si basa su ipotesi e interrogativi dell'autore. Non rappresenta quindi una base scientifica a cui appoggiarsi. Sono necessarie verifiche e studi per poterlo validare. Al momento rappresenta unicamente uno stimolo alla riflessione ed alla discussione.

Cos'è un limite?

Il limite è un dato oggettivo, di origine naturale o meno, entro cui sono contenuti una struttura o una funzione di riferimento. Il termine deriva dal latino "limes" che origina da "licmes" ovvero "via traversa", quindi confine, frontiera. Da "Limus" o "Licmus", ovvero obliquo o piegare e da cui deriva la parola "obliquo".
Tipicamente i limiti sono applicati a questioni territoriali e sociali. Ma in questa trattazione discuteremo dei limiti biologici.
Ad esempio un muscolo scheletrico ha dei limiti strutturali dati dalla fascia entro cui si racchiude quel muscolo. Ma quel muscolo ha anche dei limiti funzionali, come ad esempio il fatto che non può contrarsi oltre un certo tempo e oltre una certa dimensione e non può neppure estendersi oltre un certo limite.
Anche se allenato e supportato intensamente non può violare i suoi limiti e non può fare un movimento per il quale non è stato sviluppato e affinato dall'adattamento evolutivo.
Non ha virtualmente limiti di forza e potenza, data la sua spiccata adattabilità ma, non potendo essere isolato dalle strutture circostanti, i suoi limiti si estendono appunto, alle strutture circostanti. Quest'ultimo concetto è di grande importanza, proprio perché fa capire come le strutture organiche (organi e tessuti) non possono essere separate tra loro.

Cos'è un confine?

A primo acchito, stabilire la differenza tra limite e confine non è semplice e si commette spesso l'errore di confonderli. Un limite naturale o artificiale non è un confine. Anche di fronte ad un monte altissimo e imponente, non c'è di fatto un limite invalicabile o qualcosa che proibisca di scalarlo e oltrepassarlo. È possibile, ancorché molto difficilmente e non obbligatoriamente, scalarlo e oltrepassarlo.
Se si rispettano tutti i limiti, ogni cosa rimane al suo posto e nessuno si fa male. Il monte rimarrebbe lì e l'impavido scalatore rimarrebbe in vita. Ma se il temerario alpinista decide di mettere in gioco la sua vita, niente gli impedisce di provarci.
Il confine è un punto o valore che non può essere oltrepassato, pena ripercussioni. Se il limite non pone restrizioni o proibizioni, il confine pone dei veti per definizione.
Il monte di cui sopra può essere preso a confine per una regione o per una nazione, attraverso accordi politici accettati. Ma in natura non esistono nazioni o regioni e non esiste la politica.
L'irredento scalatore di cui sopra, ha la possibilità di oltrepassare il limite, ma non può valicare il confine.
Si intuisce che il limite non è un confine, ma il confine è di certo un limite. Basti pensare ad una recinzione su un terreno perfettamente in pianura: non c'è alcun limite naturale, ma un confine invalicabile.
Le conseguenze di fondo nell'affrontare un limite e/o un confine sono raffigurate nell'immagine qui sotto.

Il casino nasce quando lo scalatore decide comunque di provare i propri limiti e di infrangere un confine. Nel suo cervello si innescano due comandi che sono uno contro l'altro e in biologia questa incoerenza non esiste o è dannosa.
"Voglio ma non posso", oppure "Sono in grado ma non posso"
Questa incoerenza, questa diavoleria, è spesso alla base di patologie invalidanti come la sclerosi multipla, ad esempio, ma non è questa la tematica di questo articolo...o forse si.

Cos'è un limite biologico?

Il limite biologico è un valore relativo a struttura, fisiologia e funzione di entità biologiche. Come noto ci sono limiti minimi e massimi. Ad esempio il cuore può battere con una frequenza minima, sotto la quale non è garantita la perfusione efficace degli organi vitali, e può battere con una frequenza massima oltre la quale la sua stessa perfusione non è garantita ed avviene il collasso cardiaco per mancata ossigenazione del cuore stesso.

Relativamente all'individuo umano, questi limiti riguardano le cellule (ed anche le componenti subcellulari), i tessuti, gli organi, gli apparati, i sistemi, l'individuo stesso, il clan di appartenenza, la specie, l'ecosistema e il pianeta. Mi atterrò alla sola trattazione riguardante l'individuo umano ed è possibile che si tratti di una analisi parziale, ampliabile, correggibile e confutabile.

Limiti cellulari

Limiti tissutali

Limiti organici

Limiti sistemici

Limiti individuali

Quando parliamo di limiti individuali mi riferisco ai limiti della persona che, in quanto organismo olistico, comprende i tre livelli che tutti conosciamo: Psiche, Cervello e Organi. La psiche equivale al concetto di anima ed è colei che viene plasmata dalle vicissitudini non solo della persona stessa, ma anche da quelle vissute dai genitori, dai nonni. Queste vicissitudini comprendono anche il livello culturale, le usanze, i costumi, il contesto sociale e tutto quello che entra in relazione con quell'individuo ed i suoi avi.

Quali sono?

Limiti cronologici

I limiti temporali sono legati proprio alla Seconda Legge Biologica ed alla curva bifasica che noi tutti conosciamo e che è relativa ad ogni programma biologico, speciale e sensato.
Ogni fase della curva ha un tempo in cui si sviluppa, ma con una significativa differenza tra una e l'altra. Se la fase CA è virtualmente senza limite cronologico (può durare tutta la vita), la fase PCL ha un limite cronologico legato proprio alla fase CA; quanto dura la fase CA, tanto dura la PCL, sempre ammesso che il programma inizi e finisca e che nel frattempo non intervengano recidive o riattivazioni.
Solo la morte dell'individuo pone dei limiti ad entrambe le fasi.

Ad esempio la fame. Ha un impatto deciso sull'individuo ed ha un tempo utile per essere soddisfatta, prima che l'individuo ne senta le conseguenze fisiche.
Oltre un certo limite temporale l'individuo muore di inedia, ma prima che intervenga la morte, avvengono modificazioni strutturali tali per cui, se diamo da mangiare ad un individuo in estremo stato di inedia, quel cibo rappresenta la fonte di un conflitto biologico così grave da indurre la morte. L'estrema scarsità di energie non permette di procedere alla digestione e l'individuo vede, in questa fase, esaurirsi le ultime briciole energetiche.
Naturalmente questi limiti temporali non possono essere disgiunti dai limiti bio-emotivi. Un conflitto biologico di lieve intensità può durare una vita intera con minimi influssi sul funzionamento organico. Ma un conflitto estremamente violento, può travalicare i limiti biologici dell'individuo e determinarne la morte.
Quindi i limiti cronologici sono legati all'intensità conflittuale, ai limiti strutturali, ai limiti emotivi ed altre limitazioni.
In definitiva, meno dura la fase attiva del programma, meno durerà la fase di riparazione.

Limiti sensoriali

L'individuo umano è dotato di diverse sensorialità che tutti conosciamo, ma ciò che a molti può sfuggire è la sensatezza di queste limitazioni che, sottolineo nuovamente, non sono dei confini.
Per un umano e per ogni suo sensorio, ci sono due varianti:

Sia il primo tipo di sensorialità che il secondo, hanno dei limiti, valicabili, ma sempre dei limiti. Le ragioni per cui ci sono dei limiti sensoriali, si vedranno più avanti.

Limiti strutturali

Ogni singola struttura del nostro organismo ha dei limiti di tenuta, ovvero dei limiti legati alle sue componenti.
Limiti di resistenza alla pressione, alla trazione, alla temperatura, ma anche dei limiti rigenerativi e di riparazione.
Ad esempio, se si avvia un programma SBS a carico di un tendine, questo viene dapprima privato di alcune strutture che devono far spazio a nuovo materiale a maggior resistenza e tenuta. Tuttavia quel nuovo materiale ha caratteristiche diverse dal primo e tipicamente il tendine diviene più resistente, ma più fibrotico e meno elastico con una aumentata presenza di precipitati di calcio (calcificazioni) che tendono a frantumarsi. Il tendine resiste di più alla trazione, ma è meno resistente al trauma.
Questi limiti strutturali, attraverso opportune pratiche di sollecitazione, possono essere variati.

Limiti emotivi

Questi sono i più difficili da comprendere, valutare e dimostrare. Stando su un piano biochimico e meno animistico, i limiti emozionali risiedono nelle dotazioni, nei meccanismi e nella biochimica cerebrale, sebbene sia ormai dimostrato che i cervelli di ogni individuo sono almeno 4. A questo proposito rimando il lettore all'articolo su ormoni ed emozioni.
Discorso diverso, ma non meno importante, è quello riguardante le percezioni, le sensazioni e i sentimenti che la persona vive e sotterra nel proprio subconscio. Sebbene tutte queste entità animistiche abbiano delle dimensioni e dei limiti, non è dato saperli, trattandosi di cose personali e soggettive.
È evidente, reale, verificabile ed anche indagabile l'emozione di gioia. Sappiamo che partono le endorfine, la dopamina, la serotonina, ma non è possibile qualificare e quantificare l'emozione di gioia che prova una persona rispetto ad un'altra. Non esistono "valori normali" di gioia e non si può valutare la gioia di quella persona con la scala "Da 1 a 10", non possiamo sapere se in una occasione futura la gioia di quella persona non salga fino a 20.
Eppure quella persona prova gioia.

Limiti culturali

Qui il separare il limite dal confine è affatto semplice ed ancor meno facile.
La cultura è un prodotto esclusivamente umano e si compone della storia dei gruppi etnici, delle loro usanze, delle loro credenze, tabù, eccetera.
Non è possibile definire quindi dei limiti legati alla cultura, senza scorgere in essi dei confini.
Ci proverò con un esempio grossolano.

Supponiamo che una donna di fede cattolica, ma di mentalità moderna ed avanzata, si innamori di un uomo di colore senegalese, di rigida fede islamica che pratica con passione e convinzione. Tra loro l'amore è forte e presto nascono prima uno e poi due figli.
Lei sente la pressione del rigore islamico e rinuncia a molte delle sue libertà. Lui si sente un buon marito ed un buon fedele.
Lei è dentro i limiti/confini posti da lui e lui è dentro i limiti/confini posti dalla sua educazione.
L'incontro tra culture colme di limiti e dogmi, pur sorretto dall'amore, moltiplica le possibili discordie, i dissapori e le incomprensioni.
Presi singolarmente, i due coniugi mostrano le loro convinzioni, che appaiono del tutto plausibili e comprensibili. Non si tratta di giudicare quale dei due abbia ragione o prevalenza, ma di osservare e comprendere quali effetti hanno i limiti/confini di ciascuno dei due sul loro rapporto e, in ultima analisi, sulla loro salute psico-fisica.

Devo ammettere che il vecchio detto: «Moglie e buoi dei paesi tuoi», ha un fondamento biologico più di quanto si possa credere. I limiti/confini determinati dalla cultura sono di estrema complessità ed enormità, difficilissimi da sondare.

Perché abbiamo dei limiti?

Dopo aver illustrato, sebbene parzialmente, quali siano i limiti umani e quali strutture/funzioni coinvolgano, sorge una, anzi due domande: ma perché abbiamo dei limiti? e a cosa ci servono?
A pensarci bene, è possibile che senza sapere il perché abbiamo delle limitazioni e a cosa ci sono utili, queste vengano vissute come qualcosa di negativo o punitivo...ma non è così.
Elencherò quelle che sono riuscito ad intuire, elaborare e supporre. Ripeto che questo elenco potrebbe essere parziale, che non ho alcun riscontro scientifico in merito a ciò che esporrò e che è tutto da dimostrare, ammesso che tutto ciò che riguarda la persona possa essere dimostrato scientificamente.

Limiti proporzional-dimensional-ponderali

Questi limiti sono determinati da due entità fisiche: la forza di gravità, il dinamismo quantistico.
La prima indica che un soggetto pesante è attratto dalla forza gravitazionale in modo tale che per il suo spostamento sono necessarie quantità energetiche maggiori di quelle necessarie a spostare un soggetto leggero.
La seconda indica che nell'universo nulla, nemmeno il vuoto quantico, è libero di rimanere immobile.
Ne deriva che un umano può raggiungere pesi e dimensioni abnormi, come nei superobesi, ma questi per lo più muoiono per le ragioni suddette: richiedono una quota energetica insostenibile e violano la legge quantistica di impossibilità alla immobilità.

Per fare un esempio più calzante, che ho usato tante volte nelle mie divulgazioni, prendo a prestito il comportamento degli organi del mesoderma recente o dorsale.
Sappiamo che durante la fase attiva del conflitto alcune aree di una struttura vengono necrotizzate ed asportate, poi nella fase di riparazione vengono ripristinate, in abbondanza, con materiale organico diverso e più efficace. Potrebbe apparire più semplice e razionale aggiungere il materiale diverso senza prima asportarne. Ma non è così, non è bio-logico.
Se la Natura aggiungesse materiale ogni volta che vivo il conflitto di inadeguatezza, la mia struttura raggiungerebbe delle dimensioni tali e un peso tale da violentare le due leggi di cui sopra. La proporzione corporea deve rimanere per poter vivere in armonia con gravità e dinamismo biologico.

Limiti territoriali

Nasciamo in un certo luogo, forse casualmente ma non ci credo, e con quel luogo impariamo mano a mano ad entrare in risonanza. Intessiamo con esso relazioni intime, molecolari, sensoriali, energetiche, batteriologiche, storiche, culturali. Siamo altresì dotati di capacità locomotorie che ci permettono di viaggiare, si ma come?
A piedi, a nuoto, saltando, strisciando, ma sempre in modalità armoniche con le dotazioni del nostro corpo, senza orpelli di alcun genere a parte tronchi d'albero che ci permettano di navigare con la forza delle nostre braccia o del vento o delle correnti. In altre parole, la nostra capacità di spostamento è relativa alle dotazioni naturali del nostro corpo e di quello che la Natura ci mette a disposizione. Sicché per andare dalla Lombardia alla Puglia lo potremmo fare - e sarebbe naturale e biologico farlo - camminando fino alla meta, talora nuotando, ecc. ecc. Potremmo così intessere relazioni armoniose con i territori che incontreremmo sul nostro lungo cammino. Giungeremmo alla meta sicuramente stanchi, ma sani (escludendo incidenti). L'armonizzazione uomo-ambiente avverrebbe secondo tempistiche biologicamente sostenibili.

Ma oggi le cose non stanno così. Ci siamo inventati gli aerei, i treni iperveloci ed altre mille mila diavolerie per andare dal punto A al punto B nel minor tempo possibile senza considerare la distanza e le implicazioni di quella distanza. Partiamo con un corpo e una psiche armonizzata con un luogo, per giungere in poche ore in luoghi sconosciuti, potenzialmente ostili e comunque non ancora sintonizzati con noi e noi con loro. Viviamo il jet-lag, il cagotto egiziano, le cefalee ed altre irregolarità psico-fisiche (come ad esempio il trattenimento dei liquidi), perché abbiamo la presunzione di credere che il nostro corpo sia indipendente dal contesto in cui si trova. Forse è il caso di rispettare i limiti territoriali e tornare a fare i pellegrinaggi armonizzanti.
L'armonia bio-territoriale è la garanzia di accettazione, accoglimento e benessere e richiede tempo.

Limiti sensoriali

L'avevo accennato in un articolo precedente, ma lo riprendo volentieri.

Partiamo subito dal concetto che in Natura tutto ha una finalità atta a mantenere e proseguire la vita e che tutto ciò che non ha questa finalità è inutile e quindi dannoso e viene eliminato.
Sulla base di questo presupposto indiscusso, a cosa mi serve sapere che in Amerika uno studente squilibrato ha fatto una strage in una scuola, usando armi a ripetizione e che poi si è tolto la vita? Qual è l'utilità per la mia vita? Come ne traggo giovamento? Quale contributo offre questa notizia al mantenimento ed al proseguimento della mia vita?
A cosa mi serve sapere che oggi sono sbarcati 100 clandestini a 1000 km. di distanza da me, quando ancora non ne ho visto uno solo minacciare la mia vita? Qual è l'utilità per la mia vita sapere ciò? Come ne traggo giovamento? Quale contributo offre questa notizia al mantenimento ed al proseguimento della mia vita?

Due piccoli esempi per dire che se non ci fossero degli artifici tecnologici a fornirmi queste notizie, io non le avrei mai sapute e perché non le avrei mai sapute?
Semplicemente perché io posso vedere, udire, toccare, comunicare, olfattare e gustare solo ciò che è alla portata dei miei sensi.
E perché tutto ciò?
Ora ve lo spiego.

Il nostro udito percepisce suoni fino a 2 km di distanza? (Dico un valore, ma in realtà non so fino a dove sente un udito umano normale), ma in ogni caso perché non a 3 o 5 o 10 km?
La nostra vista vede e distingue elementi fino a 5 km? E perché non a 100 km?
La nostra voce può giungere fino a 2 km di distanza? Perché non a 50 km?
Il nostro olfatto percepisce odori fino a 200 mt? Perché non a 5 km?
Perché io posso percepire il tatto solo alla fine dei miei arti?
Perché abbiamo queste capacità e, al contempo, queste limitazioni?

Semplicemente perché non ci è biologicamente utile andare oltre queste capacità. Ciò che ci serve a mantenere e proseguire la vita sta dentro questi limiti.
Il nostro udito è stato perfezionato e ottimizzato per udire ciò che ci avverte e ci da modo di preservarci.
Se odo un orso che si avvicina quando lui è a 2 km di distanza e lo sento, ho il tempo per mettermi in salvo, cioè agisco utilmente per mantenere la mia vita. Nel momento in cui agisco io provo quella paura fisiologica che mi spinge ad agire utilmente.
Se potessi udire l'orso a 10 km di distanza, mi ritroverei ad averne paura senza di fatto sapere se lui ha intenzione di attaccarmi o no. Starei in una paura senza motivi per lungo tempo (consumando grossi quantitativi di energia) ed agirei in modo sproporzionato e inutile. Consumerei energie per prepararmi ad eventi che, forse, non avverranno mai.
Il mio udito è proporzionato alla quantità di tempo che mi è utile per potermi salvare e rimanere in simpaticotonia per il minor tempo possibile.
Lo capite?
In Natura nulla si spreca e nulla si risparmia.

Se potessi vedere a 100 Km, potrei osservare situazioni che pur non coinvolgendomi direttamente, potrebbero indurre in me angoscia, paura, apprensione, dolore, rabbia, tutte emozioni e sentimenti che, per la mia vita reale del qui ed ora, non mi servono, ma che consumano energia.
Tutto è finalizzato a mantenere e proseguire la vita, non solo mia, ma anche del mio clan. Perché se io sono angosciato, impaurito, arrabbiato, anche il mio gruppo ne risente e arriva la disarmonia, il disequilibrio; e tutto per aver visto qualcosa che si svolge a grande distanza.

In Natura si tende al massimo risultato impiegando il minor quantitativo energetico possibile e per gli umani il massimo risultato è vivere, al minimo sopravvivere. Ma non ci è concesso di super-vivere.
Estendere artificialmente le nostre capacità sensoriali e il nostro percepito informativo è giustificato biologicamente se ottempera al mandato di mantenere e proseguire la vita reale e presente. Se farlo non porta a ciò, è biologicamente inutile e se è inutile è direttamente dannoso.

Limiti orto e parasimpatici

Sappiamo tutti che il nostro sistema neurovegetativo è composto da Ortosimpatico (o Simpatico) e Parasimpatico. Entrambi giocano con automatismi e funzioni non disgiunte dall'ambiente che ci circonda.
Dalle 2 del mattino inizia a sorgere il nostro sole interiore, non è ancora sulla linea dell'orizzonte, ma comincia a rischiarare la notte. Le attività corporee tipiche della veglia iniziano a crescere per giungere al massimo della loro efficienza verso le 11 del mattino. Poi inizia un progressivo declino.
Verso le 14 la nostra notte interiore inizia a offuscare progressivamente il sole e le attività tipiche del sonno iniziano a farsi avanti. Giungono all'apice verso le 23 per poi declinare progressivamente.
Il giorno segue alla notte, la notte segue al giorno e così via e questo è incredibilmente e sensatamente in sintonia e in coerenza con ciò che accade all'esterno.
Le attività organiche consce e vitali umane sono tipicamente diurne. Agiamo di giorno, intessiamo nuove relazioni alla luce del giorno, lavoriamo di giorno perché il nostro organismo è strutturato e organizzato in questo modo fin dalla nostra genesi (di cui non sappiamo nulla, peraltro); riposiamo, ci ricarichiamo, amiamo ed espletiamo funzioni organiche inconsce quando la notte si approssima e tutto questo per precise ragioni biologiche.
Nella figura sottostante potete vedere come si sviluppa questo ciclo funzionale.

PARASIMPATICO
  • Pupille: contrazione perché non è necessario vedere da lontano
  • Salivazione: aumento della quota idrica della salivazione, per digerire meglio il pasto
  • Bronchi: contrazione perché non è necessario far entrare più aria
  • Cuore: diminuzione del volume sistolico, della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna. Le funzioni vanno al minimo
  • Vasi: diminuzione del diametro perché le strutture dell'azione, comprese le coronarie, non hanno bisogno di tanto sangue
  • Digestione: aumento della funzione digestiva e della motilità intestinale; le secrezioni, quelle pancreatiche e biliari aumentano
  • Metabolismo: glicogenesi a partire dal glucosio per creare riserve di energia
  • Reni e vescica: aumento della produzione di urina
  • Retto: rilassamento degli sfinteri
  • Genitali: erezione di pene e clitoride.
ORTOSIMPATICO
  • Pupille: Dilatazione per poter vedere da lontano, quindi prepararsi alla lotta
  • Salivazione: Diminuzione della salivazione, perché non è richiesta alimentazione
  • Bronchi: Dilatazione per far entrare meglio l'aria in vista degli impegni e del consumo energetico
  • Cuore: aumento del volume sistolico, della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna per irrorare meglio cervello e strutture adibite all'azione
  • Vasi: aumento del diametro per favorire un maggior afflusso di sangue alle strutture dell'azione, comprese le coronarie, ma contrazione dei vasi cutanei per veicolare il sangue dove è più utile
  • Digestione: inibizione della funzione digestiva e della motilità intestinale; le secrezioni gastriche, quelle pancreatiche e biliari diminuiscono
  • Metabolismo: trasformazione del glicogeno in glucosio per fornire energia alle strutture dell'azione
  • Reni e vescica: diminuzione della produzione di urina e rilasciamento della muscolatura vescicale
  • Retto: allargamento del retto e contrazione degli sfinteri.

Quindi i limiti orto/parasimpatici sono legati alle migliori condizioni possibili per uso e ripristino delle energie corporee. Riposiamo di notte quando è biologicamente sensato farlo. Occorre ricordare che di notte l'unica luce disponibile è data dalla luna - quando c'è - e dalle stelle e l'oscurità non solo è un limite all'azione, ma un chiaro invito al riposo ed al recupero.
Agiamo di giorno quando è biologicamente sensato farlo. Occorre ricordare che di giorno la luce naturale permette di azionare due strumenti meravigliosi, gli occhi, che fanno si che le nostre azioni siano chiare, consce e sotto controllo.
Vivere di notte e riposare di giorno sono azioni biologicamente insensate.

Le conseguenze della violazione dei limiti

Leggendo le parti precedenti di questo articolo, possiamo intuire quali possano essere le conseguenze della violazione immotivata dei nostri limiti. Fortunatamente - o malauguratamente, a seconda dell'angolazione con cui si osserva quanto esposto - abbiamo la possibilità di varcare i limiti del nostro corpo e dell'interazione tra noi ed il mondo circostante. Questa violazione ha un costo e conseguenze biologiche a favore della salute ed a suo sfavore.

Ad esempio, espandere i nostri limiti sensoriali ci espone a stimolazioni che, di fatto, non ci servono ma che determinano fenomeni fisici per lo più legati alla paura ed alla rabbia, emozioni che hanno impatti psico-fisici di rilievo.
Espandere le nostre percezioni/prestazioni oltre i limiti naturali, magari con l'uso di sostanze chimiche (Cocaina, MDA, MDMA), ci mette nella triste condizione di vivere la nostra normalità davvero come una gabbia e come un confine.
Sopprimere i nostri limiti percettivo/sensoriali, spingendoli oltre il loro valore minimo per non sentire le stimolazioni che ne derivano, usando sostanze (alcool, eroina, morfina, ed altre) ci mette nella dolorosa condizione di amplificazione degli stimoli una volta finito l'effetto, con l'ovvia e irresistibile necessità di rincarare la dose.

Lavorare di notte e dormire di giorno è una violazione possibile e tollerata anche per molto tempo, ma dalle conseguenze nefande a lungo termine, come l'ipertensione e le cardiopatie, le neuropatie e gli squilibri ormonali.

Viaggiare troppo, dislocarsi in continuazione, non radicarsi stabilmente in un territorio definito, è certo possibile, ma il corpo sente questa instabilità e questa mancata armonizzazione e le conseguenze non sono preventivabili e non sempre contrastabili.

Prima di affermare con stizza «Non lo posso fare!», o «Lo voglio!», sarebbe biologicamente intelligente chiedersi quali limiti si stanno violando nel perseguire qualcosa al di la di essi.
Sarebbe interessante e avveduto considerare che quei limiti non sono catene inamovibili ma cinture di sicurezza che ci preservano l'esistenza in caso qualcosa vada storto nel tentativo di andare al di la' di essi.
Ma soprattutto sarebbe importante chiedersi se superare i limiti di se' stessi sia sensato e necessario alla propria sopravvivenza.
La leonessa che caccia la zebra sa che deve superarla in velocità e accelerazione e deve superare ogni giorno il proprio limite per poter mangiare e vivere. Si tratta di una necessità vitale. La zebra sa che deve superare la leonessa in accelerazione e velocità se vuole continuare a vivere ed anche qui c'è una vera necessità biologica.
Queste due necessità biologiche hanno un impatto minimo o nullo sulla biosfera nella quale leonessa e zebra sono immerse.
Molti umani percorrono ogni giorno 100 km, usando mezzi inquinanti e stressanti per soddisfare le proprie velleità di carriera e di guadagno. È biologicamente sensato, sostenibile indefinitamente e a costo zero?
Provate a calcolare il numero di limiti che vengono violati per fare umanamente ciò che, in ultima analisi, fa la leonessa.

Poi ognuno è libero di agire inconsciamente e caparbiamente. Spero solo di non aver violato il vostro limite di sopportazione.

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