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La Medicina del Diavolo

10 gennaio 2021
Perla saggia:
La maggior parte delle mie paure, circa i mali fisici,
riguarda i medici e le loro cure, non la malattia.

Guido Ceronetti
Parole chiave: medicina, paziente, diagnosi, cura, medici, scienza

Sto leggendo l'Inferno di Dante, che avevo letto per la prima volta 15 anni fa. Nella lunga prefazione dell'autore, mi sono imbattuto in due termini di uso comune: "simbolo" e "diavolo" e nella loro spiegazione etimologica. Mi si sono avviati numerosissimi pensieri ed uno di questi riguarda la Medicina moderna.

Simbolo
Dal latino Symbolum, dal greco SYM e BOLON che significa segno ma anche convenzione, patto;
derivante dal verbo SYMBALLO ovvero mettere insieme, racchiudere, unire
Diabolo
Dal verbo greco DIABALLO che significa separare, porre barriera, mettere di traverso, oppure calunniare.
Colui che crea separazione, frattura e inimicizia. Colui che crea una frattura nell'anima del singolo individuo.

In questo articolo voglio porre l'accento sul fatto che l'individuo, l'essere umano, è simbolo della vita, ovvero l'unione di tutto se' stesso, anima e corpo, mente e organi, spirito e liquidi organici. Nella malattia si evince la situazione per cui l'individuo è diabolo, ovvero che alcune parti di se' si sono divise dal resto. In breve la salute è simbolo, la malattia è diabolo, pur mantenendo fermo il concetto che la malattia ha un senso ed è una opportunità di capire il proprio simbolo.


Il Diavolo in una figura medievale

La Medicina in se' è una pratica nobile, di alto livello e teoricamente sarebbe la pratica a più alto contenuto umano. Fin dall'antichità era una pratica simbolica, cioè di unione, del mettere insieme anima e corpo frammentati temporaneamente dalla malattia.
Studiare come è fatto e come funziona l'organismo, quali sono le interazioni tra l'organismo e l'esterno e quali siano i processi adattativi interni, non è cosa semplice, ne' facile ed ancor meno facile è capire come funziona un individuo malato e perché. Le variabili sono così numerose che, alla fine, si vanno a cercare le similitudini per determinare quale terapia univoca possa trattare le persone con quei sintomi simili...ma mai uguali.
Ciò cosa ha determinato?
Che il medico "generico" - quello di condotta, il mutualista, il medico di famiglia - ha delle "infarinature" su tutti i numerosissimi argomenti riguardanti anatomia, fisiologia, patologia, semeiotica, clinica e terapia; ma di fatto nessuna conoscenza approfondita degli stessi. È in possesso della semplice Laurea di 6 anni (se è riuscito a dare tutti i numerosissimi esami in 6 anni).

Allora cosa si è pensato di fare?
A suddividere la Medicina madre in tante piccole medicine figlie, e così sono nate le specializzazioni; il medico si specializza, diventa speciale. Sapete cosa significa speciale? Appartenente ad una specie e, per estensione, ad un genere. Lo specialista appartiene ad una specie diversa rispetto al semplice medico generico. Quindi nella fauna medica ci sono delle divisioni...il diavolo ci ha messo le zampe.
Sta di fatto che lo "specialista" conosce - o dovrebbe conoscere - più approfonditamente un organo o un sistema organico e relative malattie, rispetto al "generico" che in linea teorica dovrebbe conoscerle tutte.
La Medicina antica, o comunque quella che dovrebbe praticare Il Medico, è una Medicina simbolica, ovvero una Medicina che mette insieme le componenti dell'individuo, che dovrebbe puntare a riunire le parti divise dell'individuo, senza dimenticare alcuna parte, vale a dire quella psichica e animistica.
E invece quello che viene praticata dallo specialista è una Medicina diabolica, per di più supportata e promossa dalla "scienza", in cui le componenti dell'individuo, non ultima quella psichica e animistica, vengono più o meno rigidamente separate. Dividendo l'umano in tanti, più o meno piccoli, "settori di competenza" si crea concettualmente e praticamente, divisione, separazione.
A questo tipo di Medicina sfugge - e mi chiedo come sia possibile - una semplice constatazione: l'individuo è intero ed indivisibile e il tentare di focalizzarsi solo su alcune parti di esso, escludendole dal resto, è quanto di meno scientifico si possa immaginare e fare. E a proposito di scienza rimando il lettore a questa lettura da scaricare.

Le assurdità

Personalmente mi chiedo come sia possibile che il cardiologo non sia anche uno pneumologo e anche un nefrologo, un endocrinologo e un internista, un gastroenterologo, un epatologo, un diabetologo ed un fisiatra.
È scientificamente, concettualmente, umanamente, filosoficamente possibile staccare il cuore dai polmoni? Si può seriamente pensare di decontestualizzare la funzione cardiaca da quella non frammentabile che si chiama "ossigenazione del corpo"?
Se il cuore si potesse staccare dai polmoni, questi ultimi ventilerebbero per fare cosa?

È scientificamente proponibile, possibile, disgiungere i reni dal cuore e questo dai polmoni?
I reni filtrano il sangue per purificarlo da sostanze di scarto, ma chi glielo manda? Il rene ha bisogno di sangue per nutrirsi e gli serve quello ossigenato che, guarda caso, lo rende tale proprio l'azione polmonare.

E chi dice al cuore di pulsare più forte in caso di stress? L'azione simpatica che è gestita dal cervello, che per funzionare al meglio, anche in caso di stress, anzi soprattutto in questo caso, ha bisogno di una grossa quantità di sangue ossigenato, puro e ben colmo di nutrienti (glucosio). Chi glielo fornisce? Ma il cuore, come abbiamo visto. E chi lo ossigena? Ma i polmoni. E chi glielo filtra? I reni, si capisce. E chi mette il glucosio nel sangue? Ma il fegato, è noto questo. E chi fornisce i nutrienti a disposizione del cervello? L'intestino, chi altro?

In questi brevi e semplicistici esempi si evince che nulla può essere disgiunto da tutto il resto ed è questo il difficile. Se poi ammettiamo che l'individuo è in connessione con tutto ciò che gli è intorno, le cose si fanno estremamente complesse. Ma il fatto che siano complesse e in gran parte sconosciute, non significa che le si possano separare. Tutto è simbolo e, come sappiamo, comprendere i simboli è una capacità che trascende la mera conoscenza scientifico/matematica; ci vuole ben altro.

Insomma, come è possibile che la Medicina divida ciò che è naturalmente connesso, unito, accorpato? Il medico ha a che fare con un individuo intero o con un cumulo di pezzi indipendenti? Il medico pratica la medicina per un organo/apparato/funzione o per tutta la persona? Il medico dovrebbe o no mettere insieme i pezzi ed avere chiaro il quadro d'insieme dell'intero individuo?

Lo stato di fatto

Supponiamo che un paziente, ricoverato in chirurgia ed operato di colecistectomia, abbia una crisi respiratoria. Il medico di turno in quel reparto, specialista in chirurgia generale ma medico a tutti gli effetti, dopo aver dato una occhiata sommaria al paziente ed aver disposto l'ossigenoterapia, chiama a consulenza urgente il rianimatore, specialista in anestesia e rianimazione ma anch'esso medico, per gestire una cosa che, in quanto medico, dovrebbe saper controllare e correggere. Tutto ciò è prassi e com'è possibile che sia tollerata questa cosa?
«Ma il chirurgo fa il chirurgo ed opera, non può stare dietro a queste cose da rianimatore!» - verrebbe da dire.
Non è questa la vera questione, oggigiorno.
La questione è che oggi ci sono tematiche medico-legali terrificanti. Il fatto che lui sia specialista chirurgo lo pone su un piano di azione limitata e se compie azioni non chirurgiche per aiutare un paziente in difficoltà, ma che arrecano danno o peggioramento alla sua condizione, lui è perseguibile per aver fatto qualcosa per la quale non ha i titoli, il lasciapassare, la carta giusta.
Il diabolo ci mette di nuovo lo zampino.
Viene separata la figura medica da quella umana; quando è medico deve essere infallibile, quando è un uomo gli è concesso l'errore.
Viene separata la figura medica dal contesto sociale; se il chirurgo fa tutto bene è socialmente accettabile, se nel fare il suo lavoro fa qualcosa di reprensibile, arriva la mannaia.
Vengono separate tra loro le varie figure mediche per cui chirurgo e rianimatore sono due entità diverse, in competizione (la famosa competenza) sebbene facciano il medico ambedue.
Ma soprattutto viene separato il paziente dalla figura medica; deve essere una struttura biologica diversa a seconda di chi lo visita.

Ciò avviene oggi in tutti i Pronto Soccorso d'italia. Il medico neoassunto che si trova in PS non fa altro che valutare sommariamente la situazione del paziente, imposta un percorso diagnostico e poi chiama il consulente specialista che se lo prenda in reparto.
Il medico di PS ha visto il paziente, lo ha sezionato diagnosticamente, lo ha suddiviso in apparati, ha trovato l'apparato o gli apparati difettosi in un contesto pretestuosamente considerato sano, quindi ha inviato il paziente e il suo apparato difettoso allo specialista di competenza.
Dispnea? TAC torace, ECG, Esami ematici, consulenza internistica.
Dolore epigastrico? ECG per escludere infarti cardiaci, esami ematici, EGDS, consulenza chirurgica.
Dolore addominale? TAC addome, esami ematici, consulenza chirurgica.
E via dicendo.
Quale conoscenza simbolica del paziente ha maturato quel Medico?

Quindi?

Abbiamo capito che lo specialista vede una fetta di paziente, ma chi vede tutto il paziente?
Il medico di base? Che vede il paziente alla fine di tutti i giri dagli specialisti? Riesce a farne un quadro generale?
Troppo semplice e per niente pratico.
Se insorgono dei problemi cosa può fare oggettivamente? Rimandare il paziente dallo specialista o discutere con lui, ma certamente non può e/o non vuole intervenire sulle, o modificare le, prescrizioni del collega che, in quanto collega non va indispettito perché se ne potrebbe avere bisogno, un giorno.
Di nuovo il malato è diviso tra il suo bisogno e chi lo può aiutare, oltre ad essere diviso al proprio interno, tanto è vero che è malato.
Non solo è la medicina ad essere divisa, quindi diabolica, ma il malato stesso diventa un "povero diavolo", diviso in tanti pezzi, in tanti oggetti organici senza significato e senza anima.
Occorre tenere presente che ogni organo, ogni tessuto, ogni funzione, ogni apparato ed ogni sistema sono simboli, ovvero l'unione di struttura e relativo significato

Quindi che cosa si fa?
Tornare a parlare uniformemente di malato, in quanto individuo completo e intero. Tornare a parlare di persona malata, evitando di parlare di malattia o di organi malati o di esami alterati senza leggerli nel contesto globale della persona e, più estesamente della persona e del suo ambiente.
Il Medico deve visitare il paziente nella sua interezza psico-animo-fisica. Deve contestualizzare il suo assistito nella vita che sta vivendo, scorgere le cause del suo disagio, anche e soprattutto quelle non-materiali. Deve entrare in quel contesto ed indicare al malato le possibili soluzioni (tutte le soluzioni), accompagnandolo in questo percorso, senza intermediari (farmaci), senza amputazioni e senza delegati (specialisti).
Il Medico deve evitare di sostituirsi al suo assistito, ma essere in amorevole sorveglianza di esso, guidarlo se è il caso e correggerlo se necessario. Deve vedere, con occhio sereno e accogliente, il simbolo che quel suo assistito rappresenta.

Il Malato, d'altro canto, dovrebbe rifiutare l'essere spezzettato in settori di specializzazione. Anche se il suo Medico è un dottore, è pur sempre un uomo e può solo essere di supporto e mai essere un sostituto. Il Malato deve prendersi le proprie responsabilità relative al proprio stato di salute, essere disposto all'ascolto e all'impegno, ma deve evitare di dipendere da ciò che dice il Medico, con il pretesto di scrollarsi di dosso l'impegno che richiede l'uscire dalla malattia, che comunque ha il suo significato. Il Malato deve poter riconoscere e comprendere il simbolo della propria malattia per accedere alla vera guarigione, che mai corrisponde allo spegnimento dei sintomi.

Mettere insieme i simboli rappresentati dal Medico e dal Malato è un'opera difficile, impegnativa, che può richiedere una vita intera.
Essere Medico secondo i suggerimenti (parziali ed ampliabili) che ho indicato è difficile, molto difficile, ma è un problema della persona che vuole dedicarsi al supporto altrui. Se non è disposto a dedicare la sua vita alla ricerca del significato del simbolo che ogni malato rappresenta, deve cambiare lavoro, fare un passo indietro, un passo indietro di umiltà e onestà verso se' stesso e verso gli altri.

La medicina diabolica, quella che divide, che separa se' stessa da coloro che assiste, che calunnia il nome "Medicina", è giunta alla fine dei suoi giorni.
È tempo di stare insieme.

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