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Pavimento pelvico

  • Descrizione: Il pavimento pelvico è un complesso diaframma muscolo‑connettivale che chiude inferiormente il Bacino, sostiene gli organi pelvici e regola continenza, minzione, defecazione, Sessualità, postura e parto, con una forte risonanza emotiva e relazionale. Costituito da Muscoli (soprattutto elevatore dell’ano e coccigeo), Legamenti e fasce che separano cavità pelvica e Perineo, tendendo come un “amaca” tra Pube, Coccige e spine ischiatiche. La componente principale è il muscolo elevatore dell’ano (pubococcigeo, puborettale, ileococcigeo), affiancato dal muscolo coccigeo e da tessuto connettivo che integra la statica pelvica. Lavora in sinergia con Diaframma respiratorio, addominali profondi e muscoli stabilizzatori della Colonna vertebrale, contribuendo alla stabilità posturale e al controllo della pressione endoaddominale. Le funzioni principali sono:
    • Sostegno viscerale
    • Continenza urinaria e fecale
    • Funzione fecale specifica: mantenimento della tenuta sfinterica
    • Funzione sessuale
    • Funzione riproduttiva e parto
    • Funzione posturale
    Il pavimento pelvico è un vero “muscolo emotivo di difesa”: ricco di recettori adrenergici e serotoninergici, risponde in modo sensibile a Stress, Paura, Vergogna, allerta e vissuti di vulnerabilità. Stati di ipercontrollo, Ansia da prestazione (sessuale, relazionale, evacuativa), vissuti di invasione o di non poter “lasciare andare” tendono a tradursi in ipertono, con dolore, bruciore, urgenza minzionale o difficoltà all’intromissione. Tensione cronica e ipertono pelvico possono manifestarsi come dolori pelvici, vulvari o perineali, Dispareunia, Vaginismo, disturbi sessuali, disturbi posturali e alterazioni di minzione e defecazione, alimentando circoli viziosi di ansia e chiusura. Anche ipotono o cedimento funzionale, spesso dopo parti difficili o nel tempo, portano a incontinenza, senso di peso o prolasso, con ripercussioni sull’identità, sull’immagine corporea e sulla sicurezza relazionale.
    Rappresenta il confine tra ciò che tratteniamo e ciò che lasciamo andare, sia in senso materiale (urine, feci, sangue mestruale, feto) sia in senso simbolico (emozioni, memorie relazionali, segreti). Quando questo confine è costantemente “armato”, il corpo segnala un adattamento a un ambiente percepito come minaccioso; quando si allenta in eccesso, può esprimere vissuti di perdita di tenuta, di sostegno o di sicurezza interna.
  • Foglietto embrionale: Mesoderma recente
  • Senso biologico [!]: Gestire trattenimento e rilascio, proibizioni e permessi, riproduzione e sessualità;
  • Attivazione [!]: Attivazione di inadeguatezza in relazione al trattenere e al mollare. Percezione di non riuscire a reggersi ed di crollo imminente. Non avere più energie per trattenere. Attivazione di stress costante.
  • Riflessioni: "Non posso mollare?", "Devo procedere a culo stretto?", "Sono sempre in tensione?"

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Giorgio Beltrammi
Bio-Pedia Humana
424 pagine B/N, 1450 termini circa e centinaia di immagini.

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