Il colon, con movimenti di massa e Peristalsi, spinge il materiale fecale verso il retto, dove avviene l'ultimo riassorbimento di Acqua e la formazione delle Feci.
Quando il retto si distende, i recettori di stiramento attivano il riflesso di defecazione: il retto si contrae, lo sfintere anale interno (liscio, involontario) si rilascia e compare lo stimolo a evacuare.
Una piccola quota di contenuto arriva nel canale anale (riflesso retto-anale inibitorio) e viene "campionata" per distinguere gas, liquido o solido, permettendo la continenza fine.
Se il contesto è adeguato, si rilassano lo sfintere anale esterno (striato, volontario) e il muscolo puborettale, si riduce l'angolo ano-rettale, si attivano addominali e manovra di Valsalva (spingere con i muscoli addominali e diaframmatico) e le feci vengono espulse.
Se il momento non è adatto, il soggetto contrae volontariamente lo sfintere esterno e il pavimento pelvico, il retto si rilassa e lo stimolo si attenua temporaneamente.
Da un punto di vista neuro-psico-emotivo:
L'asse cervello–intestino collega sistema nervoso centrale ed enterico, rendendo la motilità intestinale sensibile a Stress, Ansia e conflitti interiori.
Eventi stressanti, Paura, vissuti di perdita di controllo o di rifiuto possono modificare la motilità (più lenta o più rapida), la sensibilità viscerale e la percezione del Dolore addominale.
Disturbi funzionali come la sindrome dell'intestino irritabile mostrano un parallelismo con ansia e Depressione, con ridotta resilienza allo stress e recupero più lento.
In chiave psico-bio-emotiva, la difficoltà a "lasciare andare" situazioni, emozioni o ruoli può esprimersi in un trattenere cronico a livello del retto; al contrario, vissuti di urgenza, pericolo o "situazioni ingestibili" possono manifestarsi come bisogno impellente di evacuare.
Un esempio: una persona in forte conflitto tra il bisogno di dire "basta" in una relazione e la paura di perdere l'altro può sviluppare un colon irritabile con fasi di diarrea nelle situazioni di scontro e fasi di stipsi quando cerca di controllarsi rigidamente.
Il ritmo intestinale può avere variabilità:
La frequenza "normale" di evacuazione nell'adulto può variare da tre volte al giorno a tre volte alla settimana, rimanendo fisiologica se non vi sono sintomi significativi.
Il ritmo dipende da dieta, idratazione, attività fisica, microbiota, ma anche da abitudini apprese ("non si va a scuola/lavoro") che inducono ripetuti rinvii dello stimolo.
Il trattenere a lungo favorisce disidratazione delle feci, indurimento del contenuto e maggiore sforzo evacuativo, con possibile evoluzione verso stipsi e problematiche emorroidarie o fissurali.
L'asse intestino–cervello regola la defecazione tramite vie neurali, ormonali, immunitarie e microbiche che collegano il Sistema Nervoso Enterico (SNE), sistema autonomo, Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene e microbiota, modulando motilità, secrezione e sensibilità viscerale.
Il sistema nervoso enterico (plessi mioenterico e sottomucoso) coordina in autonomia motilità colica, riflesso di defecazione, secrezioni e sensibilità, ma è costantemente modulato da Cervello e Midollo spinale.
Il Nervo Vago veicola segnali afferenti dal lume (distensione, composizione) e invia comandi efferenti parasimpatici che favoriscono peristalsi, rilassamento sfinteriale e defecazione.
Il Sistema Ortosimpatico tende a inibire motilità e secrezioni: in stati di allerta cronica può rallentare il transito e facilitare stipsi, mentre disfunzioni di coordinazione neuromuscolare possono contribuire a defecazione ostruita.
L'asse ipotalamo–ipofisi–surrene (HPA) rilascia CRH (Ormone che impone il rilascio di cortisolo) e Cortisolo in risposta allo stress, modificando motilità, secrezioni, permeabilità e perfusione intestinale.
Il CRH e altri neuromediatori centrali possono aumentare la contrazione colica e la sensibilità al dolore, favorendo urgenza e Diarrea.
A lungo termine, la stimolazione cronica dell'HPA può alterare la regolazione fine del riflesso defecatorio, rendendo l'alvo più instabile o rallentato.
2. Microbiota e segnali chimici
Il microbiota intestinale produce metaboliti (acidi grassi a catena corta, triptammina, acidi biliari modificati) che influenzano motilità, secrezione di acqua/elettroliti e consistenza fecale.
Questi metaboliti modulano le cellule enteroendocrine e il rilascio di serotonina intestinale, che agisce su SNE e fibre vagali per regolare la progressione del contenuto e il riflesso di defecazione.
Alterazioni del microbiota (disbiosi) sono collegate a stipsi a transito lento e a disturbi funzionali dell'alvo, proprio attraverso questo "asse microbiota-intestino-cervello".
Citochine e mediatori infiammatori prodotti nella mucosa intestinale raggiungono il SNC e modificano sia la reattività dell'asse HPA sia la percezione del dolore viscerale.
A livello locale, l'infiammazione anche a bassa intensità può alterare la sensibilità dei circuiti enterici, facilitando ipersensibilità rettale, urgenza e dolore legati alla defecazione.
Insieme, vie neurali (vago, simpatico, ENS), ormonali (HPA, ormoni intestinali), immunitarie e microbiche formano una rete bidirezionale che traduce stati psicologici in cambiamenti di motilità, secrezione e sensazione durante la defecazione.
Cambiando il tono di questa rete (stress cronico, traumi, disbiosi o, al contrario, pratiche di regolazione e interventi sul microbiota), cambia anche il modo in cui il corpo "lascia andare" a livello dell'alvo.
Probiotici (spesso chiamati psicobiotici), prebiotici e postbiotici agiscono tutti sull'asse microbiota–intestino–cervello (MIC), ma lo fanno in fasi e modi diversi: uno porta i batteri, uno li nutre, uno sfrutta i loro metaboliti.
Probiotici: microrganismi vivi che, in quantità adeguate, arrivano all'intestino e contribuiscono a modulare il microbiota e le sue funzioni.
Prebiotici: componenti alimentari non digeribili (soprattutto fibre come inulina, FOS, GOS) che fungono da "cibo selettivo" per i batteri benefici, favorendone crescita e attività.
Postbiotici: sostanze biologicamente attive prodotte dai batteri (acidi grassi a catena corta, enzimi, peptidi, frammenti di parete, ecc.), senza microrganismi vivi, che agiscono direttamente sull'ospite.
L'effetto dei probiotici sull'asse MIC è quello di:
Introdurre nuovi ceppi (es. Lactobacillus, Bifidobacterium) che possono riequilibrare la flora, competere con patogeni, modulare infiammazione e permeabilità intestinale.
Modificare il microbiota, cambiano la produzione di metaboliti che influenzano SNE, sistema immunitario e sistema nervoso, con ricadute su umore, stress, sensibilità viscerale e motilità.
L'effetto dei prebiotici sull'asse MIC è quello di:
Nutrire selettivamente i batteri "buoni" (soprattutto Bifidobacterium e Lactobacillus), aumentando la loro abbondanza e la produzione Acidi Grassi a Catena Corta (AGCC) come butirrato, propionato e acetato.
Gli AGCC sostengono la barriera intestinale, modulano l'infiammazione e inviano segnali al cervello attraverso sangue, sistema immunitario e vie neurali, contribuendo a regolare dolore viscerale, risposta allo stress e, indirettamente, il ritmo della defecazione.
L'effetto dei postbiotici sull'asse MIC è quello di:
Fornire direttamente i metaboliti prodotti dal microbiota (es. AGCC, esopolisaccaridi, peptidi bioattivi, enzimi, lisati batterici) senza la necessità di batteri vivi.
Rinforzare la barriera intestinale, modulando la risposta immunitaria e l'infiammazione sistemica, riducendo la disbiosi e, tramite vie immuno‑endocrine e neurali, influenzando anche il Sistema Nervoso e i circuiti dello stress.
Le differenze operative sull'asse Microbiota-Intestino-Cervello sono relative a:
Livello d'azione: i probiotici agiscono principalmente sulla composizione del microbiota, i prebiotici sulla nutrizione selettiva dei ceppi utili, i postbiotici sui segnali chimici che arrivano direttamente all'ospite.
Dipendenza dal microbiota esistente: probiotici e prebiotici richiedono una certa ecologia batterica per esprimere al meglio gli effetti, mentre i postbiotici possono essere utili anche in soggetti fragili o immunocompromessi, dove l'impiego di microrganismi vivi è più delicato.
In pratica, probiotici, prebiotici e postbiotici sono tre porte di accesso diverse allo stesso sistema: riprogrammare il dialogo microbiota–intestino–cervello, con effetti su infiammazione, permeabilità, risposta allo stress e, di riflesso, anche su motilità e defecazione.
3. Disturbi della defecazione
La sindrome dell'intestino irritabile (IBS) è caratterizzata da dolore o fastidio addominale associato alla defecazione o a cambiamenti dell'alvo, con alterazioni di frequenza e consistenza delle feci.
La stipsi funzionale comporta defecazione difficile, infrequente o percepita come incompleta, senza soddisfare i criteri per IBS, spesso con sensazione di blocco a livello rettale.
La diarrea funzionale si presenta con feci molli o acquose ricorrenti, senza predominanza di dolore addominale e senza cause organiche evidenti.
Dissinergia del pavimento pelvico (incapacità di rilassare i muscoli durante lo sforzo), incontinenza fecale e defecazione ostruita da cause anatomiche o funzionali.
Lo stress cronico altera in modo profondo il ritmo, la qualità e la sensazione della defecazione, favorendo sia stipsi che diarrea e contribuendo a disturbi funzionali come la sindrome dell'intestino irritabile.
L'attivazione cronica dell'asse ipotalamo–ipofisi–surrene (HPA) aumenta il rilascio di CRH e cortisolo, che modificano motilità intestinale, secrezione e sensibilità viscerale.
Lo stress cronico può aumentare la permeabilità intestinale ("leaky gut") alterando le giunzioni serrate, con più infiammazione locale e sintomi intestinali.
Viene disturbato il microbiota: compaiono disbiosi che, a loro volta, alimentano infiammazione, ipersensibilità e alterazioni dell'alvo.
Lo stress prolungato può ridurre il tono vagale e rallentare la peristalsi, con transito più lento, feci dure e defecazione difficoltosa.
L'iperattivazione simpatica ("lotta–fuga") tende a mettere in secondo piano la digestione, facilitando il trattenere lo stimolo e la contrazione difensiva del pavimento pelvico.
La persona può sviluppare un circolo vizioso: paura del dolore, vergogna o urgenza → evitamento del bagno → ulteriore ritenzione e peggioramento della stipsi.
Lo stress cronico può aumentare la contrattilità del colon, causando crampi, urgenza defecatoria e feci molli o diarroiche, tipiche dell'IBS con diarrea.
Studi su IBS mostrano che fino a metà dei pazienti ha avuto importanti stress o traumi, con esacerbazioni dell'alvo dopo eventi emotivamente impegnativi.
Lo stress aumenta la sensibilità al dolore: sensazioni intestinali normali vengono percepite come dolorose o insopportabili.
Esempio: chi vive uno stress lavorativo costante, con poco tempo per sé e per andare in bagno, finisce per ignorare ripetutamente lo stimolo, con progressiva stipsi, senso di incompletezza evacuativa e gonfiore.
Ansia, ipercontrollo e ipervigilanza aumentano l'attivazione del sistema nervoso autonomo, con spasmi del colon, urgenza defecatoria o diarrea ("anxiety poop").
L'ansia sociale o da prestazione (paura di usare bagni pubblici, paura degli odori/rumori) porta spesso a trattenere ripetutamente lo stimolo con evoluzione verso stipsi e defecazione difficoltosa.
Sintomi depressivi sono più frequenti in chi presenta stipsi cronica, diarrea o incontinenza, con un legame bidirezionale tra umore e disturbi dell'alvo.
La depressione, attraverso l'asse intestino–cervello, può rallentare la motilità o, al contrario, renderla irregolare, aumentando il rischio di stipsi o diarrea croniche.
Stati di "non posso fermarmi / non posso mollare" si traducono facilmente in trattenere lo stimolo e aumentare il rischio di defecazione ostruita o stipsi funzionale.
Eventi traumatici, soprattutto in età precoce, sono più frequenti nei pazienti con disturbi funzionali intestinali e con disturbi della defecazione.
Ansia, depressione e traumi infantili aumentano la severità della defecazione ostruita e dei sintomi correlati al pavimento pelvico, anche quando gli esami fisiologici sono quasi normali.
Vergogna, svalutazione corporea o vissuti di "sporco" possono accentuare stipsi, difficoltà a rilassare lo sfintere, evitamento del bagno e, talvolta, episodi di incontinenza con forte impatto identitario.
Bassa resilienza (difficoltà a recuperare dopo gli stress) è stata identificata come fattore associato a diarrea cronica e abitudini intestinali disturbate.
Stati di paura, rabbia trattenuta, tristezza profonda o solitudine possono modulare la percezione del dolore viscerale e la sensibilità del retto, amplificando la sofferenza legata alla defecazione.
Disturbi e dimensione psico-bio-emotiva
Nella stipsi cronica compaiono frequentemente tratti di ipercontrollo, paura di sbagliare, difficoltà a dire no e a "mollare" situazioni ormai tossiche, in parallelo a un trattenere fecale ostinato.
Nella diarrea funzionale e in alcune forme di IBS predomina spesso un vissuto di urgenza, minaccia o fuga, con il corpo che "scarica" rapidamente ciò che è percepito come troppo da gestire.
L'incontinenza fecale può associarsi a esperienze di perdita di controllo, vergogna, svalutazione profonda, con circoli viziosi tra sintomi e identità ("sono sbagliato", "non valgo").
4. Aspetti bio-psico-emotivi
Partendo dal periodo infantile, la Fase Anale è la seconda fase dello sviluppo psicosessuale del bambino, indicativamente tra i 18 mesi e i 3 anni circa. Essa subentra dopo la fase orale e precede la fase fallica, per cui il focus libidico si sposta dalla bocca alla zona anale: le funzioni escretorie diventano una delle principali fonti di Piacere e interesse. In parallelo, il bambino acquisisce il controllo volontario degli sfinteri, grazie alla maturazione neuromuscolare e all’educazione al vasino.
L’atto di trattenere e lasciare andare le feci diventa un “luogo” di sperimentazione del controllo: poter decidere quando e come. Contemporaneamente l’educazione sfinterica mette in gioco il rapporto con le regole: pulito/sporco, giusto/sbagliato, approvazione/disapprovazione dei genitori ed Erikson collega questa fase alla nascita del senso di autonomia e di volontà ("Io voglio / non voglio"), con il conflitto tra vergogna/dubbio e orgoglio di riuscire. Ad esempio, un bambino che riesce a “farla nel vasino” sperimenta piacere fisico e, insieme, compiacimento per lodi e riconoscimento; se invece viene umiliato quando ha un incidente (ha fatto la cacca addosso), può collegare la funzione intestinale a vergogna e svalutazione.
Simbolicamente, Freud attribuisce alle feci un valore simbolico di “dono” verso la madre: qualcosa di prezioso che il bambino può offrire o rifiutare, e che viene poi collegato anche a ordine, denaro, possesso. Il modo in cui il controllo degli sfinteri viene gestito (rigido, punitivo, oppure eccessivamente permissivo) può generare fissazioni con ricadute sul carattere adulto. Si parla di “carattere anale” (ordine/rigidità, parsimonia/avarizia, ostinazione/tenacia) quando certi tratti sembrano collegarsi a un investimento particolare su controllo e trattenimento.
Entrano in gioco due movimenti fondamentali: trattenere e lasciare andare. Alcuni autori distinguono uno stadio più “espulsivo”, in cui il piacere è legato al liberarsi e alla distruzione dell’oggetto, e uno più “ritentivo”, in cui il piacere è legato al trattenere e al controllare e in questa dialettica tra tenere e mollare si abbozzano vissuti come: “mio/non mio”, “dare/non dare”, “obbedire/opporre resistenza”, che poi si riflettono nel modo in cui il soggetto gestirà confini, possesso, controllo nelle relazioni future.
Per l’umano la defecazione non è solo un atto fisiologico, ma un’esperienza profondamente relazionale con il proprio corpo, con l’ambiente e con il “mondo interno”. È il momento in cui il corpo completa il ciclo di ciò che non serve più, eliminando scarti per proteggere l’organismo. La gestione del bocccone vitale è giunta a completamento e gli scarti possono e devono essere allontanati. Il sistema nervoso autonomo è in armonia, per cui stress ed ansia sono al minimo.
Sul piano percettivo-emotivo, la defecazione può rappresentare il lasciare andare, associandosi il liberarsi di ciò che è “sporco, tossico, non più utile”, quindi anche di emozioni o pensieri percepiti come disturbanti.
Rappresenta il controllo/perdita di controllo per cui il poter/dover trattenere o lasciar uscire le feci è un esercizio di controllo di se' e del contesto di vita; si configurano tratti adulti di rigidità, ostinazione, e parsimonia, se il controllo è vissuto in modo conflittuale.
La defecazione mostra la gestione di emozioni complesse come Vergogna e dignità: in culture che associano forte disgusto agli escrementi, il momento di andare in bagno tocca temi di pudore, “decoro”, accettabilità sociale e auto-immagine corporea. Non va dimenticato, inoltre, che per alcune persone, specialmente con esperienze traumatiche o ansiose, il bisogno di defecare in luoghi pubblici può attivare paura di giudizio, umiliazione o pericolo, fino alla parcopresi (difficoltà a defecare se non in condizioni percepite come sicure). Ad esempio: chi vive un forte conflitto tra il bisogno di esprimersi e il timore di essere rifiutato può sviluppare un intestino molto “reattivo”, dove l’andare in bagno si collega inconsciamente al tema “se mi libero, potrei essere giudicato o abbandonato”.
Odori e rumori legati all'atto defecatorio, pur facendo parte della normale funzione (non esiste merda profumata e le scorregge possono essere molto roboanti), possono non essere vissuti come tali, inducendo la persona ad anticipare un giudizio altrui denigratorio, accusatorio e colpevolizzante. Questo (presunto) giudizio altrui, si collega di fatto ad un giudizio interiore e negativo, di se' stessi