Attivazioni Biologiche

Biologia della Morte

24 05 2026
Perla saggia:
Sin dal giorno della mia nascita,
la mia morte ha iniziato il suo cammino.
Sta camminando verso di me, senza fretta.

Jean Cocteau

Premessa

Nel precedente articolo riguardante la Morte, non avevo affrontato l'aspetto puramente biologico di essa.
Facendo parte del corpo docente e discente che quest'anno ha portato a conclusione il Percorso Formativo di Accompagnamento al Morente, sento l'importanza di affrontare questo argomento in questo sito che, in definitiva, parla di biologia e di aspetti emotivi legati ad essa.
Per chi ha paura della Morte, questo articolo andrebbe evitato.

Al momento del trapasso non esiste un "istante secco" in cui tutto si spegne, ma una sequenza ordinata di eventi che coinvolge prima i grandi sistemi (Cuore, respiro, Cervello) e poi, in modo molto più lento, tessuti, cellule e geni. Di seguito descrivo il processo in ordine cronologico, restando sul piano strettamente biologico/fisiologico.

1. 0–2 minuti: morte clinica

Dal punto di vista medico-legale il primo passaggio è la cosiddetta morte relativa o clinica. In questa fase, per un tempo limitato, le manovre rianimatorie possono ancora ripristinare circolo e respiro (reversibilità relativa).

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2. 2–10 minuti: punto di non ritorno cerebrale

Man mano che l’ipossia si prolunga si entra nella fase di morte intermedia. Dopo questa finestra, anche se si ripristina il circolo, si entra nell’ambito del "danno cerebrale severo" o della morte encefalica, a seconda dei criteri clinici.

3. Prime ore: inizio del processo cadaverico

Con la morte encefalica e la definitiva cessazione delle funzioni integrate dell’organismo, per la tanatologia inizia la morte assoluta sul piano sistemico, mentre la vita cellulare prosegue ancora per un po’.

3.4 Prime ore: fenomeni abiotici immediati

Sono i primi segni esteriori della morte, dovuti alla cessazione delle funzioni vitali.

4. 2–24 ore: rigidità cadaverica e fissità delle ipostasi

In questo intervallo i fenomeni cadaverici diventano più marcati e relativamente tipici.

5. Ore–giorni: autolisi, tanatotrascrittoma e inizio decomposizione

Dal punto di vista strettamente biologico, dopo la morte clinica si apre un capitolo meno intuitivo: non tutto "si spegne", anzi alcuni processi si riattivano o proseguono.

6. Giorni–mesi: avanzata decomposizione e riassetto meccanico

Nel medio periodo la destrutturazione dei tessuti cambia anche la posizione del corpo.

7. Nell'ottica delle 5 Leggi Biologiche

7.1 Il trapasso nella "mappa classica" e nella mappa 5LB

Nella mappa delle 5 leggi biologiche, ogni "malattia" è vista come Programma Speciale Biologico Sensato (SBS) bifasico, che nasce con una DHS e si conclude con la risoluzione del percepito e l’uscita dalla fase PCL-B. La morte può essere vista come possibile esito di uno o più SBS non più compatibili con la sopravvivenza dell’organismo o di interventi esterni (terapie, traumi, intossicazioni). Quindi il trapasso, in chiave 5LB, sarebbe la Crisi epilettiche in cui l’intero sistema psiche–cervello–organo cessa di poter mantenere la coerenza del programma, e le singole cellule e microbi continuano, per un certo tempo, un'attività "residua" che la biologia descrive come autolisi, decomposizione, tanatotrascrittoma.

7.2 Cronologia del trapasso letta con le 5LB

Riprendo le tappe essenziali della cronologia e le affianco all’interpretazione possibile secondo le leggi del Dr. Hamer.
  1. 0–2 minuti: arresto cardiaco–respiratorio, perdita della coscienza: Se guardiamo la vita come sequenza di SBS, questo istante è la perdita dell’unità di comando del sistema nervoso autonomo. Non c’è più alternanza simpatico–vagotonia, perché il cervello non può più mantenere nessun tono (né fase attiva né fase di riparazione). Si potrebbe dire che, in quell’attimo, tutto ciò che era ancora in fase CA, PCL-A o PCL-B resta "congelato" come traccia morfologica (lesioni, masse, necrosi, cicatrici) senza più la regia psichica che le aggiorna.
  2. 2–10 minuti: punto di non ritorno encefalico: In questa finestra, la Psiche, intesa in senso 5LB (non solo "mente cosciente" ma funzione biologica di percezione–senso), non è più operativa come "interprete" del percepito. Tutti i Focolai di Hamer eventualmente visibili a livello cerebrale smettono di poter cambiare fase (CA ⇆ PCL), perché manca il supporto metabolico e elettrico. In pratica, i programmi non possono più essere né riattivati né risolti: restano come impronta storica del "vissuto biologico" della persona.
  3. Ore successive: fenomeni cadaverici come "riorganizzazione" senza psiche: Si potrebbe osservare una sorta di "eco meccanica" dei programmi biologici.
  4. Flaccidità, ipostasi, raffreddamento: Il tono muscolare e vascolare, che prima esprimeva il bilanciamento simpatico/vagale legato ai vari contenuti conflittuali, decade per mancanza di comando centrale e di energia. Il corpo "lascia andare" ogni tensione biologica: l'SBS non è più né attivo né risolto, semplicemente non esiste più un soggetto che lo viva. Ciò che rimane è solo la materia inerte che ubbidisce alle leggi fisiche (gravità, diffusione termica).
  5. Rigidità cadaverica (rigor mortis): Il muscolo, che nel modello bifasico alternava contrazione e rilassamento in base alla fase (iper–ipo tono, spasmo–paresi) guidata dal sistema nervoso, si "ferma" nell’ultima configurazione meccanica possibile, dettata dalla chimica locale e non più dal cervello. In termini simbolici, ciò che era movimento biologico sensato (fuga, attacco, abbraccio, sostegno…) si cristallizza in una posizione finale, ma senza più significato, perché manca quella psiche che dava il "senso biologico" all’azione.
  6. Giorni successivi - Autolisi, microbi e 4ª–5ª legge: Qui l’integrazione è particolarmente interessante, perché la 4ª e 5ª legge parlano proprio del ruolo sensato dei microbi nei processi di riparazione. Secondo le 5LB, i microbi non sarebbero nemici ma "operai specializzati" reclutati dal cervello per completare la fase di riparazione dei vari foglietti embrionali (Funghi/Micobatteri per Endoderma e Mesoderma antico, batteri per Mesoderma recente, virus per Ectoderma). Finché l’organismo è vivo, l’attività microbica è modulata dal Sistema nervoso (fasi CA/PCL). Quando il cervello cessa la funzione, i microbi continuano a fare quello che "sanno fare", ma non più al servizio di un SBS individuale: entrano in un ciclo ecosistemico più grande, in cui il corpo diventa nutrimento e terreno per nuove forme di vita.
    La 5ª legge parla di senso biologico di ogni "malattia". In questo quadro, la decomposizione stessa si può leggere come il "senso biologico" finale della materia corporea: restituire al sistema gli elementi che erano stati presi in prestito per mantenere in vita quell’individuo.
  7. Attività genica post-mortem e memoria dei programmi: Se durante la vita questi geni erano già parte di specifici SBS (ad esempio riparazione di un tessuto ulcerato, proliferazione di un tessuto in conflitto di "boccone", ecc.), il loro perdurare dopo la morte può essere visto come la coda chimico–molecolare di quei programmi. In altre parole, il sistema psiche–cervello non c’è più, ma il "copione" scritto nei tessuti e nel genoma continua a girare per un po’ come residuo automatico, finché energia e integrità cellulare lo permettono.

Giorgio Beltrammi
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7.3 Il ruolo della psiche e del "conflitto" nel morire

Qui la 1ª e la 2ª legge aiutano a fare una distinzione fine tra: Secondo il Dr. Hamer molti decessi oncologici sono legati alla persistenza dell'SBS, alla paura della malattia stessa e della prognosi, alla solitudine, alla tossicità delle terapie e alla morfina.

Sintetizzando: La biologia classica descrive con precisione "come" il corpo si spegne e si trasforma (cronologia dei fenomeni cadaverici, attività genica, ruolo dei microbi).
Il modello delle 5LB prova a dare un "perché" biologico alla storia che precede quel momento: ogni sintomo come SBS con un senso, legato a un vissuto, a un organo, a un’area cerebrale. Nel trapasso questi due piani si incontrano: da un lato, i fatti misurabili (arresto cardiaco, ipossia, autolisi, putrefazione); dall’altro, il riconoscere che fino all’ultimo istante quello stesso corpo è stato il teatro di programmi biologici sensati, nati per proteggere e adattare, anche quando il risultato finale è stato, comunque, la morte.

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